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lunedì 17 novembre 2014

I pregiudizi sull'immigrazione

Letta qualche giorno fa su Leggo.it, mi è sembrata interessante da condividere qui: a quanto pare l'italiano medio vede le cose diverse (peggiori?!?) della realtà:

"Secondo i numeri dello studio Ipsos Mori, eseguito nel Regno Unito, l'Italia è il Paese più ignorante d'Europa, cioè 'ignora' la dimensione reale che lo circonda, ed è convinto che tutto vada peggio di come si sviluppa in realtà. Nel nostro Paese, la popolazione pensa che il 30% sia composta da immigrati (in realtà è il 7%), che il 20% siano musulmani (quando sono appena il 4%), che il 48% della popolazione sia over 65 (in realtà il 21%) e che i cittadini disoccupati siano il 49% (quando in realtà sono il 12%)."


In effetti gli stranieri in Italia sono poco più di 5 milioni e mezzo, ossia circa l’8% della popolazione. Solo 300 mila sono gli irregolari. Il Regno Unito è il paese europeo al primo posto per numero di nuovi immigrati con circa 560.000 arrivi ogni anno. Seguono la Germania, la Spagna e poi l’Italia. La Germania è invece il Paese Ue con il maggior numero di stranieri residenti con 7,4 milioni di persone. Seguono la Spagna e poi l’Italia. Siamo sesti inoltre per numero di richieste d’asilo (27.800). Da notare che il Paese col più alto numero di immigrati è anche l’unico che in questo momento sta crescendo economicamente.

Per quanto riguarda la religione, al primo posto fra gli stranieri presenti in Italia ci sono i rumeni che sono oltre un milione. I rumeni per la maggior parte sono ortodossi. In seconda posizione ci sono gli albanesi, quasi 600 mila, per il 70% non praticanti (lascito della dominazione sovietica) e, fra i rimanenti, al 60% musulmani e al 20% ortodossi. Seguono i marocchini, quasi 500 mila, quasi totalmente musulmani, e ancora i cinesi, circa 200 mila, quasi tutti atei. Dunque in larga parte gli stranieri in Italia sono cristiani, oppure atei, solo in piccola parte professanti l’Islam.

giovedì 14 giugno 2012

Lo spot di Radio Popolare sul testamento biologico “coperto” da Radio Maria

Parte lo spot in favore del testamento biologico, e subito si sovrappone Radio Maria.
Succede a Radio Popolare di Milano, che ieri ha lanciato la campagna “Io scelgo”, che attraverso testimonial come Moni Ovadia, Lella Costa, Claudio Bisio e Gherardo Colombo chiede al Comune retto da Giuliano Pisapia di istituire il registro del testamento biologico, il documento con il quale ciascuno può esprimere le proprie volontà in fatto di trattamenti sanitari nell’eventualità di ritrovarsi in stato di incoscienza.

“Quando è successo la prima volta abbiamo pensato a un caso, per quanto curioso”, spiega a Gianmarco Bachi, direttore dei programmi di Radio Popolare, storica voce della sinistra milanese e capofila della rete nazionale Popolare network. “Invece la cosa si è ripetuta sistematicamente ogni volta che abbiamo messo in onda lo spot. Parte la voce di Moni Ovadia e dopo una ventina di secondi le nostre frequenze sono sovrastate da quelle di Radio Maria” (senti l’audio dello spot interrotto da Radio Maria).
Anche per i tecnici di Radio Popolare, al momento, è difficile capire il meccanismo di questo hackeraggio che colpisce le trasmissioni via etere, sul quale sta già indagando la Polizia postale in attesa di una formale denuncia che, continua Bachi, “presenteremo domani. E’ evidente che si tratta di un boicottaggio, la modalità di intrusione è chiaramente voluta e tecnicamente accertata, anche se non si sa chi sia il responsabile né quale sia l’obiettivo preciso: la campagna, la radio o entrambi”. Dagli studi di via Ollearo escludono qualunque responsabilità di Radio Maria in questo attacco, concentrato su un tema molto sgradito al fronte cattolico.
Una delle ipotesi è che l’ignoto hacker disponga di un comune software di riconoscimento vocale pronto a “scattare” ogni volta che sente la voce di Moni Ovadia. Meno chiaro è come possa intervenire sui ponti radio, con una modalità di hackeraggio dell’etere che non sembra avere molti precedenti.
(da ilfattoquotidiano.it)

mercoledì 13 giugno 2012

Terremoto e bufale: la punizione divina

Secondo il blog cattolico Pontifex, il terremoto sarebbe arrivato nientepopodimeno che come punizione divina nella zona della blasfemia.
Mi limito a citare, perché non credo siano necessarie spiegazioni scientifiche per smontare questa tesi delirante!
"Il nord Italia ha temuto il peggio. Al mattino, una scossa abbastanza forte, ha fatto sussultare Milano, Reggio, Genova. Fortunatamente non sono accaduti danni alle persone e tanto meno alle cose. Ma riflettiamo. Nella Bibbia il terremoto si avverte sempre nei momenti di massimo sdegno da parte di Dio. Quando Cristo muore sulla Croce, ucciso dall'ignavia di Pilato e dalla ferocia deicida degli ebrei, la terra è scossa da un terremoto. E' corretto dire che a volte Dio parla con terremoti ed eventi della natura (vedi diluvio universale). Direte, che cosa ci azzecca il terremoto. Chiedetevi che cosa era accaduto prima del terremoto? A Milano Castellucci ha mandato sulla scena, osannato dai soliti cortigiani e dalla cricca di giornalisti progressisti e di un teologo che merita la scomunica, un lavoro blasfemo ed offensivo del volto di Dio. Negli stessi momenti, via tv, Crozza, canzonava il papa facendone l'imitazione. Credete che questi due avvenimenti siano ... ... stati graditi a Dio? Che stiamo dando, tutti, una dimostrazione di fedeltà? Ecco, puntuale, il segno del terremoto. Dio non ci punisce, ma ci ricorda con eventi misteriosi ed anche carichi di terrore, che siamo sulla cattiva strada, che ci stiamo allontanando da Lui e che, chi cammina male, finisce ancor peggio. Ora i soliti scientisti ci attaccheranno definendoci antiquati, vecchi e simili. Ma fateci caso: il terremoto, non una pioggia, una nevicata, una bomba. Proprio il terremoto è arrivato nella zona della blasfemia. Dio si sta stancando di noi, meglio: noi stiamo stancando Dio. Kyrie Eleison."

mercoledì 12 maggio 2010

Scandalo pedofilia. L’investigatore del Papa

Papa Benedetto XVI, sconvolto dallo scandalo pedofilia che ha coinvolto il clero e dalla relativa bufera mediatica, ha dato carta bianca al gesuita Luis Francisco Ladaria Ferrer "per indagare e interrogare chiunque, cardinali compresi, e imporre a tutti gli episcopati sparsi per il mondo l’immediata rimozione dall’incarico dei preti accusati di abusi qualunque sia il loro rango, con denuncia obbligatoria alla magistratura ordinaria non appena le indagini condotte all’interno degli apparati ecclesiali avranno acquisito elementi e testimonianze" (Prima Comunicazione, n. 405, Aprile 2010).
Luis Francisco Ladaria Ferrer, gesuita spagnolo di 66 anni, originario di Manacor, la seconda città, dopo Palma, dell’isola di Maiorca nelle Baleari, è da due anni il segretario della Congregazione per la dottrina della fede.
Ladaria è un personaggio discusso nel mondo tradizionalista. In Spagna il teologo don José María Iraburu ha accusato la sua opera Teologia del peccato originale e della grazia di non essere conforme alla dottrina della Chiesa, mentre il periodico Sì sì No no ha scritto addirittura che il suo libro Antropologia teologica "è completamente al di fuori della tradizione dogmatica cattolica".

martedì 11 maggio 2010

Burqa e niqab. Niente a che fare con la religione islamica

È al centro del dibattito di questi giorno l’opportunità o meno di introdurre anche in Italia il divieto di indossare il burqa e il niqab, il velo che copre interamente al figura della donna, lasciandone scoperti solo gli occhi.
L’intellettuale marocchino Tahar Ben Jelloun, nel suo articolo “Perché le donne velate sono un insulto all’Islam” ha dichiarato:
“Penso all'invocazione del velo integrale per la donna, che sia con un burqa o con un niqab. In entrambi i casi la donna è coperta di nero dalla testa ai piedi, come un fantasma. […]. Questo comportamento, che è etnico e non religioso - non è infatti assolutamente musulmano - è la prova della paura della donna. La si rende invisibile per impedirle di esistere socialmente e sessualmente – ed aggiungo economicamente -. È anche prova di grande ignoranza […]. Allah ha dato all'uomo non solo il suo libero arbitrio ma lo ha reso responsabile delle sue azioni. Così, il marito che rende sua moglie un fantasma nel nome dell'Islam è un ignorante che offende la parola di Dio. Pensa, coprendo sua moglie, di essere devoto all'Islam. Errore, è devoto al visibile, all'apparenza, che fa della donna una schiava del suo desiderio; uccide in lei ogni libertà, cosa che Dio non gli perdonerà”.
Dello stesso parere il grande imam dell’Università Al Azhar de Il Cairo Tantawi, secondo il quale indossare il niqab "è un'abitudine che non ha nulla a che fare con la religione".
Queste testimonianze dimostrano che l’uso del velo integrale è un’usanza che non ha nulla a che vedere con la professione del culto e interventi legislativi che ne vietino l’uso non possono essere considerate anticostituzionali.
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