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venerdì 8 giugno 2012

Ecco perché è sbagliato criticare Mediobanca su Generali

Sulla recente sostituzione di Perissinotto in Generali il Financial Times ha scritto dei pezzi molto critici nei confronti di Mediobanca, nonostante questa tesi sia quotidianamente smentita dalla crescita del titolo Generali in Borsa.
Sul tema ho trovato molto interessante questo pezzo di Luigi Zingales uscito sul Sole24 di ieri che spiega perché sono critiche ingiuste e come sono nate:

Luigi Zingales
« Ci sono poche persone, in Italia o all'estero, che hanno criticato e continuano a criticare la corporate governance italiana come me. E ci sono poche persone, in Italia e all'estero, che hanno criticato (e continuano a criticare) il sistema di potere che ruota intorno a Mediobanca come me. Eppure questa volta non capisco perché il Financial Times sia andato a testa bassa contro il cambio della guardia a Generali.
"Qualsiasi mossa di Mediobanca per espellere Perissinotto sarebbe considerata dal mercato un segnale terribile" scriveva con aria minacciosa l'FT sabato, citando un anonimo investitore, nonostante il titolo Generali fosse salito quando i rumor di un cambio di guardia si erano diffusi sul mercato. Dopo il fatto, l'FT calcava la dose scrivendo "il colpo che ha defenestrato Perissinotto ricorda ere passate del mondo societario italiano, quando decisioni importanti per imprese quotate erano prese a porte chiuse e gli azionisti di minoranza scoprivano il destino del loro investimento aprendo il giornale la mattina". A leggere l'FT sembra quasi che nel mondo societario anglosassone i Ceo siano scelti per referendum su internet.

Poi, a conferma delle minacce della vigilia, l'Ft cita un ex-ambasciatore Usa a Roma, Mel Sembler, che dichiara "L'iniziativa di rimuovere Perissinotto da Ceo di Generali è mal congegnata e trasmette un'immagine negativa dell'Italia al mondo". Certamente al "suo" mondo, visto che dall'Ina di Perissinotto aveva comprato l'ex-palazzo Massimo Colonna, da lui fatto ridenominare Palazzo Mel Sembler. Sarò il solito bastian contrario, ma a dispetto dell'Ft, penso che questa decisione rappresenti una svolta positiva nella corporate governance in Italia.

Che la gestione di Perissinotto lasciasse a desiderare non lo avevo scritto solo io qualche mese fa, ma l'avevo detto il fondatore di Luxottica Del Vecchio, uno che di management se ne intende e che in Generali ha messo i soldi suoi, non quegli altrui. Se a Mediobanca c'è da rimproverare qualcosa non è che si sia mossa, ma che si sia mossa troppo tardi, forse spinta solo dal timore del suo amministratore delegato che a prendere il posto potesse essere lui. Ma ben venga. Alcuni economisti chiamano le recessioni "cleansing" (che fanno pulizia), perché spingono le imprese ad eliminare inefficienze, incluse quelle ai vertice delle imprese.

L'FT non poteva avere maggiormente torto quando accusa che la decisione sia stata presa "dietro porte chiuse". Questa è una delle poche decisioni che è stata presa in consiglio con un voto controverso. È non solo naturale ma anche giusto che sia stata preceduta da una discussione tra gli azionisti, d'altra parte sono loro che ci mettono i soldi. Non so quale ruolo Mediobanca abbia avuto in queste discussioni, ma di certo non ha dettato legge. Senza i voti di Caltagirone, Scaroni, Pelliccioli, e di due indipendenti di minoranza, la mozione di sfiducia non sarebbe mai stata approvata. Vista la consuetata e deplorevole fuga di notizie, direi che non ci sia stata decisione più trasparente e meno "a porte chiuse" di questa. Il fatto stesso che i tre indipendenti di minoranza abbiano votato - a quanto risulta - in modo differenziato è dimostrazione dell'indipendenza di questa scelta: il dissenso è naturale quando la gente pensa con la propria testa.

Il nuovo manager poi non ha le caratteristiche tipiche del protetto di Mediobanca. Sembra un manager capace e indipendente che porta un po' di aria fresca a Trieste. L'università di Trieste ha ottime facoltà, ma possibile che tutti i manager del Leone dovessero venire da lì?

L'unico aspetto negativo della faccenda è stato il clamore mediatico sollevato da Perissinotto per cercare di salvare la propria posizione. Con una tenacia degna dei migliori politici democristiani, non ha esitato a trascinare in basso la sua società pur di rimanerne al vertice. Se c'era dubbio alcuno che non fosse più la persona giusta per guidare il Leone, il suo comportamento recente lo ha fugato.

Nei miei studi accademici mi sono occupato dell'importante ruolo che i giornali giocano nella corporate governance. Proprio perché importanti, anche i giornali sono spesso vittime delle pressioni delle parti in causa. Talora si tratta solo di un oculato spin, che le agenzie di public relation riescono a comunicare ai giornalisti. Per esempio, Bill Browder, manager del fondo Hermitage, era un mago nell'influenzare lo spin degli articoli pubblicati sulla stampa angloamericana riguardanti le imprese russe in cui aveva investito. Nel suo caso si trattava di esporre violazioni di corporate governance e conflitti di interesse, quindi era solo che positivo. Ma alcuni articoli assomigliavano un po' troppo alle presentazioni preparate dall'Hermitage fund, che in genere non veniva neppure citato come fonte.

Spesso la colpa è solo di alcuni giornalisti che per pigrizia si fanno "catturare" dalle loro fonti. La qualità e l'autorevolezza di un giornale consiste anche nel saper contrastare le sollecitazioni che ricevono dagli "spin doctor" e nel prevenire che i suoi giornalisti si facciano "catturare" dalle loro fonti.

Giustamente l'FT ha una ottima reputazione in questo campo. Ma proprio per questo, prima di criticare la governance in Italia, dovrebbe essere sicuro di presentare sempre un'analisi bilanciata dei fatti." »

mercoledì 13 ottobre 2010

Generali e "I cuccioli del leone": nuovo asilo aziendale per il gruppo di Cesare Geronzi

E’ stato inaugurato ieri nella sede centrale di Trieste il primo asilo aziendale del Gruppo Generali in Italia. L’asilo, che assieme a quello aperto contemporaneamente nella sede di Mogliano Veneto è operativo da settembre, accoglie 28 bambini di età compresa tra i tre mesi e i tre anni, figli di dipendenti delle societa’ del gruppo presenti a Trieste. L’iniziativa, spiega la compagnia, “vuole contribuire alla conciliazione delle scelte professionali con quelle familiari, favorendo la valorizzazione dell’apporto professionale dei dipendenti genitori alla vita aziendale”.
All’inaugurazione erano presenti tra gli altri il presidente Cesare Geronzi, il Group Ceo Giovanni Perissinotto, l’amministratore delegato Sergio Balbinot e il direttore generale Raffaele Agrusti. E’ stata quindi portata a termine la ristrutturazione del piano terra del palazzo Berlam, situato nelle immediate vicinanze della sede centrale della compagnia. Il risultato che oggi si presenta e’ un asilo costituito da ambienti confortevoli, dotato di cucina interna, che rispetta tutte le piu’ recenti norme di biocompatibilita’.
“Per garantire i migliori risultati dal punto di vista dell’eccellenza educativa – conclude la compagnia – la gestione del progetto e’ stata affidato alla cooperativa sociale Arca di Trieste, un consorzio per i servizi dedicati all’infanzia che vanta una lunga esperienza nel settore dell’infanzia, cosi’ come personale altamente qualificato”.

La notizia mi rallegra. dato che da sempre sostengo che la creazione di asili aziendali (oltre al telelavoro, ma questo, purtroppo, lo vedo meno vicino come diffusione nelle aziende...) è la prima via contro le discriminazioni di genere sul lavoro. Brava Generali!

venerdì 25 giugno 2010

Cinque condanne a Roma per truffe alle assicurazioni

La banda della truffa alle assicurazioni che attraverso falsi incidenti lucrava premi e rimborsi. I giudici della IX sezione del tribunale di Roma hanno inflitto 7 anni di reclusione all'ex agente liquidatore della Fondiaria Sai, Giacomo Longo e stabilito una pena a 6 anni e 8 mesi per il carrozziere Ivano Muzzi e 6 anni per il perito Mario Caucci. Tutti e tre gli imputati hanno avuto l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Sono 51 le parti offese riconosciute, tra queste anche la Sis Compagnia Assicurazione e la Mediolanum Assicurazioni Spa. Con la sentenza sono state condannate, a 4 anni e 6 mesi ciascuna, le avvocatesse Anna Maria Santoni e Simona Longo. Entrambe hanno avuto 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. Alle due aziende truffate sono stati riconosciuti, a titolo di risarcimento 4.280 euro ciascuna, oltre alle spese generali sostenute per la costituzione in giudizio come parte civile. Secondo il capo d'accusa, formulato dal pm Erminio Amelio, all'epoca dei fatti, tra il 2000 e il 2003, l'assegnazione del sinistro all'ispettorato multi compagnie, era gestita manualmente dall'impiegato che imprimeva manualmente alla pratica un determinato numero a secondo dell'ordine di arrivo; ciò rendeva possibile, come in effetti avvenuto, 'incalanamenti' a favore di un pre-determinato liquidatore. E, infatti, in tutti gli oltre 30 sinistri fatti passare per veri ma in realtà mai avvenuti, il liquidatore era sempre Longo. Il quadro del gruppo veniva completato dal perito Caucci, dal carrozziere Muzzi, che era pronto a riciclare i dati anagrafici dei proprietari nonchè le foto delle vetture da lui per una qualche riparazione, ma non per un incidente. I danni erano tutti immaginari, ma sembravano veri. Perché c'erano foto, riscontri del perito e denunce dei proprietari. Lo studio legale compiacente che redigeva lettere di intervento pur non avendo ricevuto alcun incarico dagli ipotetici clienti. Gli avvocati Gaetano Scalise e Stefano Gabbrielli, per le compagnie Mediolanum e Sis, hanno spiegato: "Siamo soddisfatti per la sentenza emessa dai giudici. La repressione del fenomeno delle truffe alle assicurazioni sono da perseguire con forza. E questa storia poi non si sarebbe potuta realizzare se alcuni professionisti, dentro e fuori le compagnie, non si fossero lasciati coinvolgere da chi voleva lucrare in modo illecito".
(da http://assicurazioniebanche.blogspot.com/2010/06/truffe-alle-assicurazioni-cinque.html)

martedì 1 giugno 2010

Sei romeno? RC auto più cara

Riporto la storia di una cittadina di nazionalità romena che si è vista maggiorare la polizza RC Auto di ben 250,00 euro.

"Alla precisa domanda del perché, l’assicuratore avrebbe risposto che è contemplato un “rischio nazionalità”.

Le associazioni degli stranieri in Italia promettono battaglia. La cosa, comunque, non è affatto un caso isolato: basta fare delle verifiche con diverse compagnie di assicurazioni auto per constatare che il cosiddetto rischio nazionalità esiste, eccome.

Dal nord al sud, parecchie compagnie applicano diversi costi in base alla nazionalità, costi maggiorati di un buon 15% se l’assicurato è di nazionalità romena.

Ma le tariffe etniche sono legittime? L’Isvap, che dovrebbe vigilare sulle compagnie assicurative, sollecitata sul problema, preferisce tacere. Le associazioni di consumatori affermano che ogni compagnia ha diritto di applicare le proprie tariffe, depositandole però all’Isvap che, in seguito, dovrebbe disporre autorizzazioni.

La compagnia, comunque, può tariffare in modo diverso, inventandosi una regola interna, in base ad una nazionalità e considerandola a maggiore rischio. Sta al cliente se accettare o meno, oppure rivolgersi ad altre compagnie assicurative.

Dal punto di vista giuridico si può invece facilmente organizzare una battaglia legale, perché il fatto, in Italia, lede molti diritti. Eugen Terteleac, presidente dell’Associazione romeni in Italia, annuncia una battaglia legale contro quella che chiama “una palese diseguaglianza”."
(assicurazioniebanche.blogspot.com)
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