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giovedì 13 novembre 2014

Ebola in Texas o leggenda metropolitana? Il ruolo del web tra malafede e ignoranza

Marta Serafini, nel suo blog "6 gradi" su Corriere.it riporta una storia che è diventata virale su Facebook. E cioè quella della cittadina di Purdon, in Texas, messa interamente in quarantena dopo che a un componente di una famiglia è stato diagnosticato l’Ebola.
"Questa notizia - specifica Serafini - è totalmente inventata. Ma oltre 340 mila persone l’hanno condivisa sulle loro bacheche credendola vera".

Secondo Craig Silverman, fondatore di Emergent.Info, gruppo che si occupa di monitorare la diffusione delle bufale sul web, questo è solo l’ultimo capitolo di un fenomeno già noto da tempo. Ci sono notizie false che vengono messe in circolazione su certi tipi di siti al solo scopo di generare traffico, condivisioni e like. Notizie che, però, generano il panico e si ingigantiscono.
A volte si tratta di storie create ad hoc dagli uffici marketing per creare "buzz" su un determinato argomento. Altre volte sono i siti di bufale che le diffondono per attirare click.
A volte addirittura le notizie, che vorrebberoe ssere, nelle intenzioni, degli autori, esplicitamente false, vengono pubblicate su siti è di stampo satirico ma, dopo che la notizia inizia a girare sulle bacheche social, accade talvolta che qualche organo di informazione più accreditato la riprenda e la riproponga come “vera”. A volte in buona fede a volte no. In altri casi capita infatti che sia la mancanza di controverifiche a far scattare questo meccanismo. Ma c’è anche chi ci mette del dolo. E sfrutta morbosità e argomenti di sicuro richiamo (dal sesso alle malattie) per attirare utenti.

"E si tratta - scrive Serafini - di una strategia che fino ad oggi ha dato buoni frutti". Il sito National Report ha ottenuto in un solo giorno 2 milioni di visitatori unici diffondendo la bufala di cui parlavo all'inizio sulla cittadina del Texas infettata da Ebola. Ottenendo un numero maggiore di contatti che spesso si traduce in maggiore investimenti pubblicitari. "Non importa se le informazioni veicolate sono verificate o meno. Soprattutto agli inserzionisti meno “raffinati” interessa stare sulle pagine dove vanno tutti. La faccenda preoccupa anche Facebook. Se infatti il social network di Zuckerberg vuole accreditarsi come veicolo di informazione e attirare investimenti pubblicitari di qualità non può ignorare che le sue bacheche diventino un mezzo per diffondere link tossici”.

domenica 17 marzo 2013

Bufale nel Web. Incontro con Paolo Attivissimo

Paolo Attivissimo
Paolo Attivissimo
"Se non lo condividi, sei senza cuore: propagazione delle bufale nel Web" è l'ironico titolo di un icontro organizzato al Politecnico di Milano con Paolo Attivissimo, scrittore, giornalista informatico e autore del blog Il Disinformatico.

L'appuntamento è per il 20 marzo 2013 alle ore 17.30 nell'Aula Rogers, Campus Leonardo, in Via Bonardi 3.

In Attraverso esempi concreti presi dalla cronaca giornalistica e dai social network, verranno illustrate le principali tecniche d'indagine sulle notizie e sugli appelli circolanti nei media digitali per verificarne l'autenticità e smascherare i falsi, le principali ragioni sociali e psicologiche che favoriscono la diffusione delle informazioni fasulle anche quando sono palesemente errate o implausibili, e le tecniche e le motivazioni della creazione di questi veri e propri miti moderni.

Per porre domande per Paolo Attivissimo è possibile scrivere agli organizzatori via Facebook (www.facebook.com/polimi), Twitter (www.twitter.com/polimi) oppure a socialmedia@polimi.it.
Per parteciapre all'incontro, è obbligatorio preiscriversi scrivendo a socialmedia@polimi.it.

giovedì 7 marzo 2013

Google+ si rinnova e sembra sempre più simile a Facebook

Ieri Google+ si è ufficialmente aggiornato anche in Italia con diverse novità a livello di interfaccia utente e gestione del profilo.
La struttura della pagina, ad esempio è organizzata meglio, anche per potersi adattare ai diversi device: pc, tablet, smartphone e varianti.

Il cambiamento più evidente è quello che riguarda l’immagine del profilo, adesso molto simile a quella di Facebook, larga e grande in testa a tutte le nostre attività.
Altri cambiamenti riguardano la sezione sotto l’immagine. Informazioni, post, foto, Youtube, +1 e recensioni sono mostrate in modo leggermente diverso. Discorso analogo per le recensioni.
Al momento comunque le novità sono state implementate solo nel profilo personale e non sembrano invadere le altri parti del Social Network Google.

lunedì 28 gennaio 2013

One Billion Rising: un miliardo di donne che danzano scuoteranno la Terra

"Un miliardo di donne violate è un'atrocità. Un miliardo di donne che ballano è una rivoluzione" (Eve Ensler)
One billion rising (Un miliardo si solleva) è il nome di una campagna creata da Eve Ensler, autrice de "I monologhi della vagina", per evidenziare la forza collettiva delle donne, quando decidono di insorgere per mettere fine alla violenza.
L'obiettivo del progetto è quello di creare attraverso il ballo una forma di protesta celebrativa e non violenta, con la volontà di trasformare il 14 febbraio 2013 in una giornata di riscatto universale contro le ingiustizie che le donne subiscono.

Per sapere dove e come si svolgerà l'evento nella vostra città potete seguire:
- il blog della Campagna italiana: http://obritalia.livejournal.com
- il gruppo Facebook di riferimento per l'Italia: http://www.facebook.com/groups/onebillionitalia/

martedì 22 gennaio 2013

Sindrome di Hikikomori: adolescenti sempre più web-dipendenti

Secondo le ultime rilevazioni, in Italia starebbe aumentando la web-dipendenza negli studenti tra gli 11 e 16 anni. 240mila ragazzini e adolescenti italiani passano mediamente più di tre ore al giorno davanti al pc, e ormai sono sempre più diffusi disturbi gravi come la sindrome di Hikikomori, prima presente solo in Giappone.
A segnalare il fenomeno è la Fnomceo (Federazione italiana degli ordini dei medici) dal suo sito.
La sindrome di Hikikomori è una dipendenza che riguarda diversi adolescenti e si traduce in un isolamento sociale, caratterizzato dalla costante presenza sul computer e dall’uscita di scuola fino a tarda notte. Presente in Giappone dalla seconda metà degli anni ottanta, dagli anni duemila si è diffuso anche in Usa e Europa. Questi bambini e adolescenti frequentano la scuola con un profitto sufficiente e poi vengono completamente assorbiti dalla realtà parallela, non hanno amici se non la playstation o il computer, e trascorrono 10-12 ore quotidianamente in una dimensione virtuale.
“Purtroppo di questo le istituzioni italiane - rileva la Fnomceo - non sembrano preoccuparsi ed è un limite evidente, giacché la realtà sociale è fatta anche e soprattutto di queste problematiche, con un’espansione clinica che valutiamo quotidianamente”.
Questi adolescenti non sono autistici, né soffrono di fobia scolare, secondo i medici: “il più delle volte riescono a raggiungere la sufficienza nelle materie scolastiche, confermando che frequentano l’ambiente didattico come una sorta di obbligo, e poi si ritirano dal mondo reale per calarsi completamente in quello virtuale”. Rifiutano le attività ludiche e trasferiscono tutto in un contenitore virtuale che assorbe la loro vita.
“E’ una delle forme emergenti di dipendenzache spesso viene confusa con situazioni psicopatologiche diverse. - conclude la Fnomceo - Va affrontata e prevenuta innanzitutto attraverso la conoscenza del fenomeno che è ancora sottaciuto”.
(da adginforma.it)

sabato 16 giugno 2012

Panico per allarme zombie in Usa: le autorità sono costrette a smentire la notizia

Povero senzatetto di Miami sfigurato da un uomo nudo che gli ha letteralmente mangiato la faccia. Studente del Maryland fa a pezzi il suo compagno di stanza e poi ne mangia il cuore e il cervello. Uomo del New Jersey si accoltella violentemente per cinquanta volte davanti alla polizia locale su cui poi getta pezzi del suo intestino. Attore porno canadese smembra il corpo di un giovane e, dopo averne mangiate le carni, ne spedisce per posta i restanti pezzi.
Sono tutti episodi recenti di cronaca americana.
Ma ciò che stupisce ancora di più di questi atroci avvenimenti è il risvolto quasi tragicomico cui hanno portato queste vicende: negli Stati Uniti è scattato l’allarme zombie! Tramite i social network, la voce ha preso piede in pochissimo tempo e da dei casi isolati di cannibalismo si è passati velocemente alla notizia di una violenta epidemia di zombie allargatasi a macchia d’olio su tutti gli stati americani.

A questo punto è stato costretto a intervenire il Governo statunitense che tramite il Cdc, (Centers for Disease Control and Prevention) la serissima agenzia federale americana per il controllo e la prevenzione delle malattie controllata dal ministero della Sanità (paragonabile, per capirci, all’Istituto superiore di Sanità), ha smentito ufficialmente e in modo scrupolosamente scientifico la diceria che vede il Paese vittima di un’epidemia di antropofagia.
(da Nerosubianco)

venerdì 1 giugno 2012

Terremoto e bufale: l'Haarp e le onde radio

Ogni volta che c'è una calamità, ecco arrivare anche polemiche, dubbi, interpretazioni e notizie allarmistiche spesso priva difondamento. Il terremoto in Emilia non è da meno e, complici i social network che ne favoriscono la diffusione, si stanno diffondendo una serie di bufale più o meno improbabili.
In questi giorni chercherò di fare un po' di chiarezza.

E comincio da una delle ipotesi più fantasiose, nata durante il terremoto in Giappone dell'anno scorso, secondo cui la colpa sarebbe dell'Haarp (High Frequency Active Auroral Research Program) un impianto civile e militare situato in Alaska, di proprietà del governo degli Stati Uniti, che si occupa di ricerche sulla ionosfera e sulle onde radio.

Secondo alcuni complottisti, infatti, il sisma scatenatosi in Emilia Romagna non sarebbe un evento naturale, ma un disastro creato ad hoc, da non precisate fonti di potere, che si sono servite dell’Haarp.
"Il peccato originale, secondo alcuni, della Haarp è nella sua matrice militare. Infatti, mentre la stragrande maggioranza delle ricerche sono di dominio pubblico, monitorate anche dal United States Environmental Protection Agency, una piccola parte di esse è ad uso militare, e quindi riservata. Le teorie complottistiche, le stesse che in molti ricorderanno a proposito delle famose scie chimiche, puntano il dito contro le ricerche segrete della Haarp, finalizzate, secondo questi, allo sconvolgimento delle condizioni climatiche e sismiche di determinati territori, come se le antenne della Haarp fossero canne di fucile pronte a colpire verso la sventurata nazione che vuole opporsi allo zio Sam" (da Befan.it).
Per quanto parte della ricerca effettuata possa essere segreta (è un sito militare) la possibilità che l'impianto possa generare terremoti è assolutamente in contrasto con le leggi della fisica. "Le quantità di energia in gioco - spiega Paolo Attivissimo su Il Disinformatico -  non sono nemmeno lontanamente paragonabili. HAARP ha una potenza di emissione di circa 3,6 megawatt: un dato che chi sostiene queste teorie potrebbe benissimo verificare, se davvero volesse fare chiarezza, andando nelle vicinanze dell'installazione con un po' di strumentazione facilmente acquistabile. È poco più della potenza di emissione massima di Radio Montecarlo in onde lunghe!"
Per una documentazione più tecnica, rimandiamo a un articolo su HAARP dell'astronomo Gianni Comoretto >>

mercoledì 2 febbraio 2011

Se non ora quando: mobilitazione nazionale delle donne italiane

Domenica 13 febbraio, in tutte le città italiane, è indetta "Se non ora, quando", giornata di movimentazione nazionale in difesa della dignità delle donne.

In Italia la maggioranza delle donne lavora, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta.
Le donne meritano considerazione e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile.

Eppure ancora nel 2011 questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile.
Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici.
Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione.
Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza.
Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni.

L'iniziativa, apartitica, è partita da un gruppo di donne romane che invitano tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro dignità.
Anche gli uomini è chiesto di manifestare: se non ora, quando? è il tempo di dimostrare rispetto e sostegno verso allle donne.

Sul sito http://senonoraquando13febbraio2011.wordpress.com, le informazioni su dove riunirsi in ogni città e il video per promuoveee la manifestazione, girato da Francesca Comencini.
Qui la pagina Facebook dove coordinarsi.
Tra i primi ad aderire all'iniziativa, Concita De Gregorio, Rosy Bindi, Miuccia Prada, Franca Rame, Dario Fo, Sabina Guzzanti, Lidia Ravera, Gae Aulenti, Margherita Buy, Licia Colò, Angela Finocchiaro, Laura Morante, Claudia Mori, Amanda Sandrelli, Lunetta Savino, Natalia Aspesi

giovedì 9 settembre 2010

Giornalista rapito, manda l'sos via Twitter

Kosuke Tsuneoka, inviato giapponese in Afganistan e tenuto prigioniero da terroristi, sarebbe riuscito a comunicare la sua sorte e il fatto che fosse vivo via Twitter.

Dopo cinque mesi in cui è stato tenuto prigioniero da membri del gruppo Hizb-e-Islami, la vicenda ha assunto connotati intricati: un secondino sprovveduto avrebbe mostrato al prigioniero il suo Nokia N70 e, non capace di utilizzarne la connessione Internet, avrebbe chiesto aiuto al giapponese.

Tsuneoka a quel punto, approfittando dell'inaspettato mezzo di comunicazione, avrebbe spiegato il funzionamento della connessione e suggerito l'utilizzo di Twitter come mezzo per rintracciare altri giornalisti: nel frattempo, però, ne approfittava per accedere al suo account Twitter e tramite di esso comunicare la propria postazione e lanciare l'SOS.

"Sono ancora vivo, ma in prigione" e "Mi trovo a Kunduz. Nella prigione del comandante Lativ", i due cinguettii. Il fatto che fossero scritti in inglese e che non provenissero dal consueto client utilizzato dal giornalista nelle ore successive alla loro comparsa hanno subito attirato l'attenzione e i dubbi dei suoi follower.

Qualche giorno dopo, si pensa senza alcun collegamento con i cinguettii, le porte di uscita dalla sua prigionia gli sono state aperte per la seconda volta: già nel 2001, in Georgia, era stato rapito. A salvarlo da una fine peggiore, forse il fatto che nel 2000 si sia convertito all'Islam: nessun riscatto sarebbe d'altraparte stato pagato secondo quanto riferito dal Governo giapponese.

(da Punto-informatico, Claudio Tamburrino)

venerdì 6 agosto 2010

Facebook: ecco le conseguenze del crowdsourcing

"Crowdsourcing. È la parola del momento: significa affidare un lavoro a una massa di utenti volontari invece di pagare qualcuno per farlo professionalmente. Piace soprattutto ai boss dei grandi nomi di Internet perché fa risparmiare. A volte funziona piuttosto bene (Wikipedia ne è un esempio), ma quando la voglia di sfruttare l'utente invece di retribuire un professionista prende il sopravvento sul buon senso succedono guai.

Lo ha imparato pochi giorni fa Facebook, che ha pensato bene di guadagnare ancora di più affidando agli utenti il compito di tradurre in varie lingue la propria interfaccia tramite l'applicazione Facebook Translations. L'idea è piaciuta a Facebook così tanto da chiedere di brevettarla, e nel 2008 ha funzionato egregiamente, consentendo al social network di passare da un'interfaccia esclusivamente in inglese a ben 16 lingue nel giro di pochi mesi (oggi ne supporta oltre 60).

Ma qualcuno ha forse pensato di tagliare ancora di più i costi ed eliminare qualunque controllo delle traduzioni fornite. Se un numero sufficiente di utenti traduceva una frase dell'interfaccia in un certo modo, quella traduzione veniva adottata automaticamente da Facebook e veniva resa pubblica e visibile a tutti.

Un'occasione irresistibile per i burloni della Rete. A fine luglio, infatti, la versione spagnola e quella turca di Facebook hanno iniziato a presentare ai propri utenti delle traduzioni un po' particolari: per esempio, in spagnolo l'avviso di compleanno è diventato "f*ck you b*tches" (con la U e la I al posto degli asterischi) e "Vedi tutte le foto" è diventato "See all d*cks". Come traduzione di "ha commentato la foto", gli utenti spagnoli si sono visti un finissimo "ha follado la foto", che per chi non mastica l'ispanico idioma apre nuovi orizzonti sulle forme di interazione fisica fra persone e immagini fotografiche.

Nella versione turca dell'interfaccia, invece, sono comparsi avvisi del tipo "Non è stato possibile inviare il tuo messaggio perché il tuo fallo è piccolo" al posto di "perché il destinatario è offline".

L'effetto si è diffuso anche al di fuori di Facebook, su tutti i siti che ospitano l'onnipresente pulsante "Mi piace" del social network e che quindi sono diventati diffusori di turpiloquio (per esempio, la versione turca di "Mi piace" è diventata un invito al congresso carnale di quattro lettere).

La faccenda ha spaventato parecchi utenti del social network, che hanno temuto che Facebook fosse stato "hackerato" e violato da potentissimi vandali. Invece no: era stata Facebook stessa a spalancare ai burloni le proprie porte. Il problema è stato corretto rapidamente, ma non prima di aver dimostrato la scarsa attenzione alla sicurezza dei gestori del social network, perché al posto delle parolacce avrebbero potuto esserci link a siti-trappola.

Queste sono le conseguenze dell'avidità di chi vuole risparmiare su tutto per fare ancora più fantastilioni. Speriamo che la lezione sia stata imparata."
(da Il Disinformatico, il blog di Paolo Attivissimo)

giovedì 15 luglio 2010

Ségolène Royal cita un personaggio inventato su Wikipedia

«Era una storia così bella...», è la addolorata frase di scuse. E in effetti vita e opere di Léon-Robert de L’Astran sembravano perfette per commemorare la giornata nazionale contro lo schiavismo, il 10 maggio scorso: secondo la voce su Wikipedia usata da Ségolène Royal per una appassionata nota su Facebook, Léon Robert de L’Astran, nato il 20 gennaio 1767 a La Rochelle e morto il 7 aprile 1861 nello stesso porto del Poitou-Charentes, fu un naturalista ed erudito che viaggiò spesso nelle Americhe, e una volta pure con La Fayette. Grande umanista e figlio di René-Charles de l’Astran-Rochambault-d’Hoyen, armatore che aveva fatto fortuna importando cacao dalla Guinea equatoriale, Léon Robert de L’Astran si oppose fermamente alla tratta degli schiavi e rifiutò di usare le navi ereditate dal padre per quel turpe scopo: cacao sì, esseri umani no.

Una storia bella, credibile perché ricca di dettagli, oltretutto radicata proprio nella regione del Poitou-Charentes presieduta dall’esponente socialista. Ma una storia completamente falsa. La Royal è finita vittima di una bufala su Internet, tradita da uno studente che nel 2007 ha creato su Wikipedia il personaggio di Léon Robert de L’Astran. Da allora il gioco del «taglia e incolla» ha portato il nostro nobile e inesistente eroe anche sul sito dei «Relais et Châteaux de France», l’associazione di alberghi che propone tuttora un suggestivo itinerario «route de l’Astran» nei dintorni de La Rochelle. Dopo la sortita della Royal, gli storici Jean-Louis Mahé e Jacques de Cauna sono però intervenuti per assicurare che in nessun atto amministrativo e in nessun registro c’è traccia di Léon Robert. Per la Royal una gaffe spiacevole, ma tutto sommato meno grave delle precedenti commesse — senza lo zampino di Internet — negli anni scorsi: tra le altre, una lode alla «rapidità» della giustizia cinese, leader in condanne a morte, e l’auspicio più o meno scherzoso che la Corsica dichiari l’indipendenza dalla Francia.

Con Léon Robert de L’Astran, si allunga la serie di trappole riuscite: dai giornali britannici che il giorno della morte del compositore Maurice Jarre copiarono da Wikipedia una «sua» frase inventata da uno studente irlandese, a Bernard-Henri Lévy, che ha citato in un libro l’inesistente filosofo Botul, al falso sito del leader serbo-bosniaco Karadzic nei panni di un guru new age, a Bruce Toussaint, conduttore della rete tv francese Canal+, che nel febbraio scorso diede con tono grave la notizia — inventata, ma lui non lo sapeva — che la Romania aveva sbagliato di qualche migliaio di chilometri l’invio di truppe in aiuto ai terremotati, per colpa di una T di troppo: Tahiti invece che Haiti.
(corriere.it)

martedì 8 giugno 2010

Raduni alcolici a Nantes. Il sindaco dà la colpa a Facebook


Leggo su oneweb20.it (post di Armando Mercuri) che Jean-Marc Ayraul, il sindaco di Nantes, sta prendendo provvedimenti contro il fenomeno del "Facebook Aperitif".

Di cosa si tratta? Un gran numero di persone si incontra su Facebook e si dà appuntamento per grandi aperitivi.

Il 13 maggio, un ventunenne di Nantes è morto sulla strada del ritorno da uno di questi raduni. All’aperitivo partecipavano circa 10.000 persone, 41 delle quali sono state arrestate e 38 ricoverate in ospedale.

Ora il sindaco di Nantes propone delle misure di controllo preventivo, perché questi raduni sono diventati "un problema nazionale". Inoltre, intende organizzare una tavola rotonda con il Ministro degli Interni Brice Hortefeux per discutere sulla questione.
E punta inevitabilmente il dito contro Facebook. Infatti, se si dovesse attuare una misura preventiva, sarà probabile la della chiusura dei gruppi Facebook incriminati.

Ancora una volta, quando si tratta di Web, si confonde il mezzo con il messaggio.
I raduni a base di alcool sono un fenomeno precedente all’arrivo di Facebook e se si vorrà organizzarne, li si organizzerà anche senza l’aiuto del social network!

giovedì 27 maggio 2010

Prove tecniche di dittatura... digitale

Ricevo e pubblico volentieri:

Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC) identificato dall'articolo 50-bis: "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet"; la prossima settimana Il testo approderà alla Camera come articolo nr. 60.

Questo senatore NON fa neanche parte della maggioranza al Governo... il che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida della Casta.

In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su fb, o altro sulla rete) a disobbedire o a ISTIGARE (cioè.. CRITICARE..??!) contro una legge che ritiene ingiusta, i providers DOVRANNO bloccarne il blog o il sito.

Questo provvedimento può far oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi, anche se è all'ESTERO; basta che il Ministro dell'Interno disponga con proprio decreto l'interruzione dell'attività del blogger, ordinandone il blocco ai fornitori di connettività alla rete internet. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro 24 ore; pena, per i provider, sanzioni da 50.000 a 250.000 euro.

Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'ODIO (!) fra le classi sociali.
MORALE: questa legge può ripulire immediatamente tutti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta.

In pratica sarà possibile bloccare in Italia (come in Iran, in Birmania e in Cina) Facebook, Youtube e la rete da tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e/o censurata.

ITALIA: l'unico Paese al mondo in cui una media company (Mediaset) ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.

Con questa legge non sarà più necessario, nulla sarà più di ostacolo anche in termini PREVENTIVI.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra meno di 60 giorni dovrà presenterà al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni che finora non riusciva a dominare.

Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet, l'Italia prende a modello la Cina, la Birmania e l'Iran.
Oggi gli UNICI media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati la rivista specializzata "Punto Informatico" e il blog di Grillo.

(documentazione diffusa da
Coordinamento degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani)

lunedì 24 maggio 2010

In Francia si va a scuola su Twitter

Notizia Ansa della scorsa settimana: In Francia un liceo sperimenta la prima lezione su Twitter
“È nata in un liceo professionale di La Rochelle, sulla costa occidentale, la prima lezione su Twitter del Paese, su iniziativa di una giovane insegnante di lettere e storia. Funziona così: all’inizio dell’ora, l’insegnante Laurence Juin, 36 anni, ed i suoi 12 alunni si connettono tutti su un conto Twitter. Ognuno può intervenire dalla tastiera del proprio computer per risolvere un esercizio, porre una domanda o fornire elementi nuovi ad una ricerca. I messaggi inviati vengono poi proiettati su una parete in tempo reale. “Tutti partecipano, anche i più timidi”, spiega la Juin. L’esperienza è piaciuta al ministero dell’Educazione francese, scrive oggi Le Monde, tanto che potrebbe essere diffusa in altri istituti”.

venerdì 14 maggio 2010

Facebook e giornali on line: alleati o rivali?

I social media si stanno diffondendo a scapito dell’editoria on line oppure no?
I numeri sembrano suggerire una risposta positiva. Vediamoli, anche se il discorso è complesso e non può essere interpretato solo in termini quantitativi.
“In Italia il 79% degli utenti di Internet (cioè 19,2 milioni di persone) frequenta i social network e ci passa in media sei ore al mese, mentre solo il 58% legge le news on line, attività che assorbe solo qualche minuto.
Ancora più impressionanti i numeri relativi agli Stati Uniti, citati da Enrico Pedemonte. […] Negli ultimi 40 anni, mentre la popolazione statunitense è aumentata del 50%, la diffusione dei giornali è calata del 30%; i giovani poi non leggono quasi più: solo il 30% sfoglia ancora un quotidiano. Non va meglio la raccolta pubblicitaria, regredita nel 2009 ai livelli del 1985.
Ma i veri nemici dei giornali […] sono, più che i social network, altre realtà on line, come Craigslist, Monster, Autotrader: siti che assorbono gran parte dei piccoli annunci, una delle più importanti fonti di ricavo dei quotidiani, in particolare quelli locali. La torta pubblicitaria si sposta verso i motori di ricerca, gli aggregatori di news, i social network, i blog. Ma è difficile sostenere […] che Facebook rubi la pubblicità ai giornali, visto che il 44% degli utenti usa il social network per scambiarsi le notizie. Resta il fatto che Facebook negli Stati Uniti è frequentato in media per 7 ore al mese, mentre il sito del New York Times per soli 20 minuti. Il vero problema […] è che mentre declina l’attività dei giornali su carta, l’editoria on line non ha ancora trovato un modello di business veramente sostenibile”. (Prima Comunicazione, n. 405, Aprile 2010)

lunedì 10 maggio 2010

Un bug di Facebook e le chat diventano pubbliche

Una falla in Facebook permetteva agli utenti di leggere le chat private dei propri "amici" e di vedere le loro richieste di amicizia in sospeso. La funzione di chat è stata temporaneamente rimossa e poi riattivata dopo aver corretto il baco.

La falla è stata segnalata da Techcrunch.com.
Come funzionava? Nelle opzioni di privacy di Facebook ce n’è una che permette a un utente di avere un'anteprima del proprio profilo così come lo vedono i suoi amici (Account -> Impostazioni sulla privacy -> Informazioni del profilo -> Anteprima del mio profilo). Immettendo il nome di un contatto nella casella Guarda l'anteprima di come il tuo profilo viene visualizzato da una persona specifica, si accedeva alle chat private e alle richieste di amicizia di quel contatto.

Secondo quanto scrive PcMag.com, la URL della pagina di anteprima di Facebook è http://www.facebook.com/username?viewas=userid, dove userid è il numero identificativo di un utente Facebook, un codice molto facile da individuare.
Basta infatti cercare la pagina pubblica dell'utente desiderato e sostituire la parola graph a www nell'URL della pagina pubblica.

Ancora una volta, insomma, Facebook ha messo in pericolo la privacy degli utenti, dopo il discusso periodo di modifica delle condizioni d'uso.
L'unica regola per tutelarsi è usare i social network con la testa, evitando di mettere in Rete le cose che non volete rendere pubbliche.
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