"Bufale spaziali" è il titolo dell’ultimo incontro organizzato dalla Società Astronomica G.V.Schiaparelli e che si svolgerà venerdì 14 novembre alla sala Montanari di via Bersaglieri a Varese.
Per chiudere il ciclo di conferenze denominato “Incontri tra cielo e Terra”, l’associazione nata nel 1956 per volere del prof. Furia, e che da allora si occupa della gestione dell’Osservatorio Astronomico di Campo dei Fiori e di innumerevoli attività di divulgazione scientifica, ha scelto il giornalista e divulgatore Paolo Attivissimo, seguitissimo smascheratore di bufale.
Si, perchè credenze sballate e leggende metropolitane non risparmiano il mondo dell’astronomia, che, come tutti gli ambiti della scienza, dovrebbe poggiare su solide basi di osservazione e sperimentazione.
Abbondano infatti le notizie strambe legate a segni zodiacali, oroscopi e alieni. Inoltre c’è chi dice che lo sbarco sulla Luna fu simulato in uno studio ad Hollywood, che i russi hanno nascosto la morte di tanti cosmonauti, che un asteroide ci colpirà nel 2036, che la NASA nasconde prove di vite aliene e molto, moltissimo altro ancora. L’esplorazione spaziale, che fino ad un secolo fa pareva ai più come qualcosa di impossibile, ha generato, forse proprio a causa della sua eccezionalità, miti, leggende e bufale che Paolo
Attivissimo smonterà per lasciarci scoprire il fascino e i drammi delle avventure reali, spesso più incredibili di qualsiasi leggenda. Autore del libro: “Luna? Sì, ci siamo andati!” e del documentario spaziale “Moonscape” analizzerà scientificamente diversi miti portandoci nello spazio, quello vero, insieme ai pionieri del cosmo.
La serata, ad ingresso gratuito, si terrà presso la Sala Montanari (ex Cinema Rivoli, via dei Bersaglieri) gentilmente concessa dal Comune di Varese, venerdì 14 novembre alle ore 21. Tutte le informazioni su questa serata e le attività della Società Astronomica G.V.Schiaparelli si possono trovare sul sito www.astrogeo.va.it.
(fonte varesenews.it)
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lunedì 27 ottobre 2014
martedì 22 gennaio 2013
Sindrome di Hikikomori: adolescenti sempre più web-dipendenti
Secondo le ultime rilevazioni, in Italia starebbe aumentando la web-dipendenza negli studenti tra gli 11 e 16 anni. 240mila ragazzini e adolescenti italiani passano mediamente più di tre ore al giorno davanti al pc, e ormai sono sempre più diffusi disturbi gravi come la sindrome di Hikikomori, prima presente solo in Giappone.
A segnalare il fenomeno è la Fnomceo (Federazione italiana degli ordini dei medici) dal suo sito.
La sindrome di Hikikomori è una dipendenza che riguarda diversi adolescenti e si traduce in un isolamento sociale, caratterizzato dalla costante presenza sul computer e dall’uscita di scuola fino a tarda notte. Presente in Giappone dalla seconda metà degli anni ottanta, dagli anni duemila si è diffuso anche in Usa e Europa. Questi bambini e adolescenti frequentano la scuola con un profitto sufficiente e poi vengono completamente assorbiti dalla realtà parallela, non hanno amici se non la playstation o il computer, e trascorrono 10-12 ore quotidianamente in una dimensione virtuale.
“Purtroppo di questo le istituzioni italiane - rileva la Fnomceo - non sembrano preoccuparsi ed è un limite evidente, giacché la realtà sociale è fatta anche e soprattutto di queste problematiche, con un’espansione clinica che valutiamo quotidianamente”.
Questi adolescenti non sono autistici, né soffrono di fobia scolare, secondo i medici: “il più delle volte riescono a raggiungere la sufficienza nelle materie scolastiche, confermando che frequentano l’ambiente didattico come una sorta di obbligo, e poi si ritirano dal mondo reale per calarsi completamente in quello virtuale”. Rifiutano le attività ludiche e trasferiscono tutto in un contenitore virtuale che assorbe la loro vita.
“E’ una delle forme emergenti di dipendenzache spesso viene confusa con situazioni psicopatologiche diverse. - conclude la Fnomceo - Va affrontata e prevenuta innanzitutto attraverso la conoscenza del fenomeno che è ancora sottaciuto”.
(da adginforma.it)
A segnalare il fenomeno è la Fnomceo (Federazione italiana degli ordini dei medici) dal suo sito.
La sindrome di Hikikomori è una dipendenza che riguarda diversi adolescenti e si traduce in un isolamento sociale, caratterizzato dalla costante presenza sul computer e dall’uscita di scuola fino a tarda notte. Presente in Giappone dalla seconda metà degli anni ottanta, dagli anni duemila si è diffuso anche in Usa e Europa. Questi bambini e adolescenti frequentano la scuola con un profitto sufficiente e poi vengono completamente assorbiti dalla realtà parallela, non hanno amici se non la playstation o il computer, e trascorrono 10-12 ore quotidianamente in una dimensione virtuale.
“Purtroppo di questo le istituzioni italiane - rileva la Fnomceo - non sembrano preoccuparsi ed è un limite evidente, giacché la realtà sociale è fatta anche e soprattutto di queste problematiche, con un’espansione clinica che valutiamo quotidianamente”.
Questi adolescenti non sono autistici, né soffrono di fobia scolare, secondo i medici: “il più delle volte riescono a raggiungere la sufficienza nelle materie scolastiche, confermando che frequentano l’ambiente didattico come una sorta di obbligo, e poi si ritirano dal mondo reale per calarsi completamente in quello virtuale”. Rifiutano le attività ludiche e trasferiscono tutto in un contenitore virtuale che assorbe la loro vita.
“E’ una delle forme emergenti di dipendenzache spesso viene confusa con situazioni psicopatologiche diverse. - conclude la Fnomceo - Va affrontata e prevenuta innanzitutto attraverso la conoscenza del fenomeno che è ancora sottaciuto”.
(da adginforma.it)
lunedì 1 ottobre 2012
Salvatore Sardo: la collaborazione con il mondo accademico supporta la crescita del business
Salvatore Sardo ha tenuto un intervento su “Lo sviluppo del know-how e la collaborazione con il mondo accademico a supporto della crescita del business di eni” in occasione della presentazione della nuova cattedra in Bocconi di cui ho parlato del post di venerdì.
Il testo completo dello speech è pubblicato sul sito Eni e visibile a questa url: http://www.eni.com/it_IT/attachments/media/discorsi-interviste/Discorso_dott_Sardo_Bocconi-rev_27_09_12_new.pdf.
La tematica è quella "dello sviluppo e della diffusione del know-how declinata nei suoi elementi costitutivi: formazione, ricerca e innovazione tecnologica".
I volumi degli investimenti nel settore oil & gas, spiega Salvatore Sardo, sono "di tale entità che necessitano di una gestione complessiva improntata alla massima diligenza e richiedono una formidabile capacità di analisi, valutazione e decisione. Si tenga anche conto dei rilevanti cambiamenti in essere nel nostro settore che operano rotture rispetto ai modi di pensare e operare consolidati e che rendono decisivo l’apporto umano in termini di competenze e know-how.
Di qui l’accento che eni pone sulla ricerca, sullo sviluppo e la diffusione della conoscenza e sulla formazione."
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Salvatore Sardo Chief Corporate Operations Officer Eni |
venerdì 28 settembre 2012
Eni Chair in Energy Markets: Eni investe ancora in Università e Ricerca
Finalmente una buona notizia per il mondo della ricerca e dell'Università!
Una società privata, Eni, partner strategico dell’Università Bocconi di Milano dal 2007, promuove la nascita di una nuova cattedra dedicata allo studio e all'analisi del mercato dell’energia, trattata sia in ambito didattico che in ambito di ricerca. Grazie a questo corso, Eni potrà beneficare di un dialogo continuo, privilegiato e qualificato nell’ambito dell’energia e delle altre aree a essa collegate.
Salvatore Sardo, Chief Corporate Operations Officer Eni, Guido Tabellini, Rettore Università Bocconi, Michele Polo, Direttore dello IEFE Bocconi ( Istituto di economia e politica dell’energia e dell’ambiente), Jonathan Stern, presidente Natural Gas Research Program presso l’Oxford Institute for Energy Studies e Guido Bortoni, presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, terranno la Lectio Inauguralis dell'Eni Chair in Energy Markets.
L'appuntamento è per lunedì 1 ottobre, alle ore 11.30, presso l’Aula Magna dell'Università Bocconi, in via Gobbi 5 a Milano.
Una società privata, Eni, partner strategico dell’Università Bocconi di Milano dal 2007, promuove la nascita di una nuova cattedra dedicata allo studio e all'analisi del mercato dell’energia, trattata sia in ambito didattico che in ambito di ricerca. Grazie a questo corso, Eni potrà beneficare di un dialogo continuo, privilegiato e qualificato nell’ambito dell’energia e delle altre aree a essa collegate.
Salvatore Sardo, Chief Corporate Operations Officer Eni, Guido Tabellini, Rettore Università Bocconi, Michele Polo, Direttore dello IEFE Bocconi ( Istituto di economia e politica dell’energia e dell’ambiente), Jonathan Stern, presidente Natural Gas Research Program presso l’Oxford Institute for Energy Studies e Guido Bortoni, presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, terranno la Lectio Inauguralis dell'Eni Chair in Energy Markets.
L'appuntamento è per lunedì 1 ottobre, alle ore 11.30, presso l’Aula Magna dell'Università Bocconi, in via Gobbi 5 a Milano.
sabato 16 giugno 2012
Panico per allarme zombie in Usa: le autorità sono costrette a smentire la notizia
Povero senzatetto di Miami sfigurato da un uomo nudo che gli ha letteralmente mangiato la faccia.
Studente del Maryland fa a pezzi il suo compagno di stanza e poi ne mangia il cuore e il cervello.
Uomo del New Jersey si accoltella violentemente per cinquanta volte davanti alla polizia locale su cui poi getta pezzi del suo intestino.
Attore porno canadese smembra il corpo di un giovane e, dopo averne mangiate le carni, ne spedisce per posta i restanti pezzi.
Sono tutti episodi recenti di cronaca americana.
Ma ciò che stupisce ancora di più di questi atroci avvenimenti è il risvolto quasi tragicomico cui hanno portato queste vicende: negli Stati Uniti è scattato l’allarme zombie! Tramite i social network, la voce ha preso piede in pochissimo tempo e da dei casi isolati di cannibalismo si è passati velocemente alla notizia di una violenta epidemia di zombie allargatasi a macchia d’olio su tutti gli stati americani.
A questo punto è stato costretto a intervenire il Governo statunitense che tramite il Cdc, (Centers for Disease Control and Prevention) la serissima agenzia federale americana per il controllo e la prevenzione delle malattie controllata dal ministero della Sanità (paragonabile, per capirci, all’Istituto superiore di Sanità), ha smentito ufficialmente e in modo scrupolosamente scientifico la diceria che vede il Paese vittima di un’epidemia di antropofagia.
(da Nerosubianco)
Sono tutti episodi recenti di cronaca americana.
Ma ciò che stupisce ancora di più di questi atroci avvenimenti è il risvolto quasi tragicomico cui hanno portato queste vicende: negli Stati Uniti è scattato l’allarme zombie! Tramite i social network, la voce ha preso piede in pochissimo tempo e da dei casi isolati di cannibalismo si è passati velocemente alla notizia di una violenta epidemia di zombie allargatasi a macchia d’olio su tutti gli stati americani.
A questo punto è stato costretto a intervenire il Governo statunitense che tramite il Cdc, (Centers for Disease Control and Prevention) la serissima agenzia federale americana per il controllo e la prevenzione delle malattie controllata dal ministero della Sanità (paragonabile, per capirci, all’Istituto superiore di Sanità), ha smentito ufficialmente e in modo scrupolosamente scientifico la diceria che vede il Paese vittima di un’epidemia di antropofagia.
(da Nerosubianco)
lunedì 11 giugno 2012
Terremoto e bufale: i cambiamenti climatici
Secondo Gianvito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi, intervistato da Adnkronos, "La più grande bufala sul terremoto è quella che lo imputa ai cambiamenti climatici.
Pura fantasia, alla quale si contrappone una realtà fatta di rischi idrogeologici che, spiega Graziano, "interessano più del 70% dei comuni italiani". Contro questa situzione si può comunque fare molto, uscendo dall'ottica dell'emergenza e iniziando ad investire sul territorio.
Pura fantasia, alla quale si contrappone una realtà fatta di rischi idrogeologici che, spiega Graziano, "interessano più del 70% dei comuni italiani". Contro questa situzione si può comunque fare molto, uscendo dall'ottica dell'emergenza e iniziando ad investire sul territorio.
domenica 10 giugno 2012
Terremoto e bufale: anni di scosse
Qualcuno ha detto che lo sciame sismico potrebbe addirittura durare anni.
Una previsione allarmistica, secondo Gianvito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi, che se dovesse azzardare una previsione ipotizzerebbe "al massimo alcuni mesi".
In ogni caso, ha precisato Graziano, "è una cosa che non si può prevedere: studiare, sì, e anche fornire probabilità giorno per giorno, ma parlare di anni mi sembra un'ipotesi improbabile".
Una previsione allarmistica, secondo Gianvito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi, che se dovesse azzardare una previsione ipotizzerebbe "al massimo alcuni mesi".
In ogni caso, ha precisato Graziano, "è una cosa che non si può prevedere: studiare, sì, e anche fornire probabilità giorno per giorno, ma parlare di anni mi sembra un'ipotesi improbabile".
venerdì 8 giugno 2012
Terremoto e bufale: trivellazioni, fracking e stoccaggio del gas
L'ultima bufala sul terremoto, in ordine di tempo, imputa il sisma alle indagini petrolifere, tra trivellazioni, fracking e stoccaggio del gas metano nel sottosuolo.
Una ipotesi diffusasi sul web e ripresa anche dalla trasmissione tv Report, di solito affidabile, ma che stavolta è evidentemente caduta nel tranello.
Una ipotesi montata su un nulla di fatto, secondo i geologi.
Gianvito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi, sottolinea che "le forze in gioco sono talmente tanto più grandi di quello che potrebbe essere l'effetto di una trivellazione, da rendere questa ipotesi fantasiosa".
Riporto come testimonianza alcuni stralci dell'articolo di Enzo Boschi (università di Bologna), scritto dopo le prime scosse e pubblicato su Quotidiano energia del 21 maggio:
Una ipotesi diffusasi sul web e ripresa anche dalla trasmissione tv Report, di solito affidabile, ma che stavolta è evidentemente caduta nel tranello.
Una ipotesi montata su un nulla di fatto, secondo i geologi.
Gianvito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi, sottolinea che "le forze in gioco sono talmente tanto più grandi di quello che potrebbe essere l'effetto di una trivellazione, da rendere questa ipotesi fantasiosa".
Riporto come testimonianza alcuni stralci dell'articolo di Enzo Boschi (università di Bologna), scritto dopo le prime scosse e pubblicato su Quotidiano energia del 21 maggio:
"La sequenza sismica [...] è situata in piena pianura emiliana ad una profondità ipocentrale tra 6 e più chilometri. [...] Il sottosuolo è [...] interessato da deformazioni sepolte riferibili principalmente, come evoluzione, al Pliocene Superiore e Quaternario (fino ai tempi recenti).
Le dettagliate ed approfondite ricerche [...] per la ricerca degli idrocarburi [...] hanno rivoluzionato le conoscenze relative agli assetti strutturali dell’intera Pianura Padana e ai suoi rapporti con la Catena Appenninica.
Le “Pieghe Ferraresi” sono [...] le strutture sismogenetiche interessate dalla attuale sequenza sismica. Esse possono essere caratterizzate da una attività sismica di bassa e media intensità, quindi con magnitudo tipicamente fino a 6.0 [...].
Amplia letteratura INGV (ndr: Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) è già disponibile su web oltre ai report tecnici preparati per i progetti operativi sui giacimenti e stoccaggi in zona da anni, e studi [...] sono in corso in queste ore di emergenza sismica, per verificare che in una zona così densa di gas naturale nel sottosuolo, sia in giacimenti che in stoccaggi, non vi siano fughe di gas negli acquiferi superficiali e nei suoli: i primi riscontri stanno appurando che effettivamente pericoli non ve ne sono, come atteso.
[...] Tutto ciò fu ben dettagliato nel passato da me medesimo negli anni scorsi, anche in incontri pubblici a Mirandola, nell’ambito del possibile approfondimento di studi che poteva portare o meno ad ulteriore sito di stoccaggio gas naturale in Pianura Padana che è la zona migliore in Italia per questo tipo di infrastrutture strategiche: si tenga presente infatti che tutto il bacino padano è caratterizzato depositi di copertura impermeabile con spessori di 4-5 km nel margine settentrionale, per arrivare fino a 12 km, con annessa presenza sottostante di serbatoi di idrocarburi [...].
Tali giacimenti si sono conservati bene in profondità, nonostante le centinaia di sequenze sismiche che, durante gli ultimi periodi geologici, hanno subito [...].Non si hanno ad oggi notizie di variazioni/incidenti ai siti di stoccaggio gas della Stogit nella regione [...].
Si fa altresì presente che la struttura sismogenetica che si sta muovendo NON ospita uno stoccaggio di gas naturale al momento e quindi nessuno potrà dire che “sono i siti di stoccaggio gas a creare i terremoti di magnitudo moderata, come quelli di questi giorni."
Il testo completo si può leggere qui: http://www.petrolioegas.it/wp-content/uploads/2012/06/www.quotidianoenergia.it_Boschi.pdf
martedì 5 giugno 2012
Terremoto e bufale: il magma misterioso
Si mormora che, in puro stile lovecraftiano, dalle spaccature del suolo create dal terremoto sia fuoriuscito un magma misterioso non identificato.
Ovviamente anche in questo caso si tratta di fantasiosi allarmismi.
Probabilmente questa bufala ha origine dall'osservazione di un fenomeno naturale assolutamente nornale e conosciuto dai geologi: la liquefazione delle sabbie.
La liquefazione ha bisogno di caratteristiche ed elementi precisi e concomitanti per manifestarsi: servono terreni sabbiosi immersi in acqua, come nel caso della Pianura Padana attraversata dagli alvei di paleofiumi, e una scossa sismica a provocare un forte scuotimento. L'acqua va in sovrapressione e la sabbia di conseguenza perde di aderenza, trasformandosi nel fango letteralmente eruttato con il terremoto.
"Il fenomeno non può avvenire né su terreni argillosi, né su quelli rocciosi e anche per i terreni sabbiosi e' necessaria la giusta tipologia di sabbia perche' la liquefazione abbia luogo: devono essere sabbie compatte e recenti come quelle della Pianura Padana, che non hanno avuto il tempo di compattarsi e sono ancora soffici.
In più, i sedimenti sabbiosi immersi in falda devono venire in superficie, come nel caso dei dossi dei paleofiumi. E la maggior parte dei piccoli comuni della zona colpita risiedono proprio su questi dossi. Questo perche' dopo l'estinzione del paleofiume, i suoi argini si sono trasformati nelle uniche zone in rilievo della zona e lì, come sulle colline, sono stati costruiti i paesi nel corso dei secoli", ha spiegato Raffaele Brunaldi, consigliere regionale dei geologi emiliani.
Ovviamente anche in questo caso si tratta di fantasiosi allarmismi.
Probabilmente questa bufala ha origine dall'osservazione di un fenomeno naturale assolutamente nornale e conosciuto dai geologi: la liquefazione delle sabbie.
La liquefazione ha bisogno di caratteristiche ed elementi precisi e concomitanti per manifestarsi: servono terreni sabbiosi immersi in acqua, come nel caso della Pianura Padana attraversata dagli alvei di paleofiumi, e una scossa sismica a provocare un forte scuotimento. L'acqua va in sovrapressione e la sabbia di conseguenza perde di aderenza, trasformandosi nel fango letteralmente eruttato con il terremoto.
"Il fenomeno non può avvenire né su terreni argillosi, né su quelli rocciosi e anche per i terreni sabbiosi e' necessaria la giusta tipologia di sabbia perche' la liquefazione abbia luogo: devono essere sabbie compatte e recenti come quelle della Pianura Padana, che non hanno avuto il tempo di compattarsi e sono ancora soffici.
In più, i sedimenti sabbiosi immersi in falda devono venire in superficie, come nel caso dei dossi dei paleofiumi. E la maggior parte dei piccoli comuni della zona colpita risiedono proprio su questi dossi. Questo perche' dopo l'estinzione del paleofiume, i suoi argini si sono trasformati nelle uniche zone in rilievo della zona e lì, come sulle colline, sono stati costruiti i paesi nel corso dei secoli", ha spiegato Raffaele Brunaldi, consigliere regionale dei geologi emiliani.
domenica 3 giugno 2012
Terremoto e bufale: si poteva prevedere il sisma
La questione delle previsioni è sempre un tema dibattuto in caso di terremoto, soprattutto negli ultimi anni, dal sisma de L'Aquila in poi.
Un mito da sfatare, secondo il presidente dei geologi Gianvito Graziano, perché "prevedere un terremoto semplicemente, ad oggi, non è possibile. E' giusto continuare a studiare e non arrendersi al fatto che ancora non abbiamo trovato la chiave di lettura di questi eventi, ma oggi è solo possibile fare delle previsioni probabilistiche". E anche quando si parla di probabilità tutto può accadere: in Emilia la probabilità di un sisma era appena dell'1%.
Un mito da sfatare, secondo il presidente dei geologi Gianvito Graziano, perché "prevedere un terremoto semplicemente, ad oggi, non è possibile. E' giusto continuare a studiare e non arrendersi al fatto che ancora non abbiamo trovato la chiave di lettura di questi eventi, ma oggi è solo possibile fare delle previsioni probabilistiche". E anche quando si parla di probabilità tutto può accadere: in Emilia la probabilità di un sisma era appena dell'1%.
venerdì 1 giugno 2012
Terremoto e bufale: l'Haarp e le onde radio
Ogni volta che c'è una calamità, ecco arrivare anche polemiche,
dubbi, interpretazioni e notizie allarmistiche spesso priva
difondamento.
Il terremoto in Emilia non è da meno e, complici i social network
che ne favoriscono la diffusione, si stanno diffondendo una serie di
bufale più o meno improbabili.
In questi giorni chercherò di fare un po' di chiarezza.
E comincio da una delle ipotesi più fantasiose, nata durante il terremoto in Giappone dell'anno scorso, secondo cui la colpa sarebbe dell'Haarp (High Frequency Active Auroral Research Program) un impianto civile e militare situato in Alaska, di proprietà del governo degli Stati Uniti, che si occupa di ricerche sulla ionosfera e sulle onde radio.
Secondo alcuni complottisti, infatti, il sisma scatenatosi in Emilia Romagna non sarebbe un evento naturale, ma un disastro creato ad hoc, da non precisate fonti di potere, che si sono servite dell’Haarp.
"Il peccato originale, secondo alcuni, della Haarp è nella sua matrice militare. Infatti, mentre la stragrande maggioranza delle ricerche sono di dominio pubblico, monitorate anche dal United States Environmental Protection Agency, una piccola parte di esse è ad uso militare, e quindi riservata. Le teorie complottistiche, le stesse che in molti ricorderanno a proposito delle famose scie chimiche, puntano il dito contro le ricerche segrete della Haarp, finalizzate, secondo questi, allo sconvolgimento delle condizioni climatiche e sismiche di determinati territori, come se le antenne della Haarp fossero canne di fucile pronte a colpire verso la sventurata nazione che vuole opporsi allo zio Sam" (da Befan.it).
Per quanto parte della ricerca effettuata possa essere segreta (è un sito militare) la possibilità che l'impianto possa generare terremoti è assolutamente in contrasto con le leggi della fisica. "Le quantità di energia in gioco - spiega Paolo Attivissimo su Il Disinformatico - non sono nemmeno lontanamente paragonabili. HAARP ha una potenza di emissione di circa 3,6 megawatt: un dato che chi sostiene queste teorie potrebbe benissimo verificare, se davvero volesse fare chiarezza, andando nelle vicinanze dell'installazione con un po' di strumentazione facilmente acquistabile. È poco più della potenza di emissione massima di Radio Montecarlo in onde lunghe!"
Per una documentazione più tecnica, rimandiamo a un articolo su HAARP dell'astronomo Gianni Comoretto >>
In questi giorni chercherò di fare un po' di chiarezza.
E comincio da una delle ipotesi più fantasiose, nata durante il terremoto in Giappone dell'anno scorso, secondo cui la colpa sarebbe dell'Haarp (High Frequency Active Auroral Research Program) un impianto civile e militare situato in Alaska, di proprietà del governo degli Stati Uniti, che si occupa di ricerche sulla ionosfera e sulle onde radio.
Secondo alcuni complottisti, infatti, il sisma scatenatosi in Emilia Romagna non sarebbe un evento naturale, ma un disastro creato ad hoc, da non precisate fonti di potere, che si sono servite dell’Haarp.
"Il peccato originale, secondo alcuni, della Haarp è nella sua matrice militare. Infatti, mentre la stragrande maggioranza delle ricerche sono di dominio pubblico, monitorate anche dal United States Environmental Protection Agency, una piccola parte di esse è ad uso militare, e quindi riservata. Le teorie complottistiche, le stesse che in molti ricorderanno a proposito delle famose scie chimiche, puntano il dito contro le ricerche segrete della Haarp, finalizzate, secondo questi, allo sconvolgimento delle condizioni climatiche e sismiche di determinati territori, come se le antenne della Haarp fossero canne di fucile pronte a colpire verso la sventurata nazione che vuole opporsi allo zio Sam" (da Befan.it).
Per quanto parte della ricerca effettuata possa essere segreta (è un sito militare) la possibilità che l'impianto possa generare terremoti è assolutamente in contrasto con le leggi della fisica. "Le quantità di energia in gioco - spiega Paolo Attivissimo su Il Disinformatico - non sono nemmeno lontanamente paragonabili. HAARP ha una potenza di emissione di circa 3,6 megawatt: un dato che chi sostiene queste teorie potrebbe benissimo verificare, se davvero volesse fare chiarezza, andando nelle vicinanze dell'installazione con un po' di strumentazione facilmente acquistabile. È poco più della potenza di emissione massima di Radio Montecarlo in onde lunghe!"
lunedì 19 settembre 2011
Siglata alleanza internazionale contro i tumori dei bambini
I pediatri oncologi italiani siglano il nuovo protocollo internazionale della leucemia linfoblastica acuta dell’età pediatrica. «Italia, Germania, Austria, Svizzera, Repubblica Ceca, Israele, Australia e Nuova Zelanda – spiega Fulvio Porta, presidente dell’Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica (Aieop) - si alleano per la guarigione dei bambini leucemici con un identico protocollo di terapia. Verranno in tal modo applicate le più recenti acquisizioni derivate dalla ricerca condotta sia in Italia sia nella comunità scientifica internazionale».
Questa neoplasia rappresenta il 30% di tutti i tumori dei bambini e l’80% delle leucemie. Il picco di incidenza si registra nei bambini di 4 anni e nelle bambine di 2 anni; quasi i due terzi dei casi riguardano piccoli tra i 2 e 6 anni.
«Per la difficoltà e complessità della valutazione diagnostica e prognostica – conclude Porta - la scelta di protocolli di trattamento uniformi è particolarmente importante. Anche se la malattia è in aumento, oggi oltre l’80% dei piccoli raggiunge la guarigione».
Il nuovo programma, che tratterà 1.000 nuovi casi all’anno (350 in Italia), offre nuove speranze ai bambini leucemici di essere curati con la miglior terapia attualmente disponibile. In particolare, a tutti i bambini colpiti da leucemia linfoblastica acuta trattati nei centri italiani dell’Aieop verrà offerta una diagnosi centralizzata e lo studio della cosiddetta malattia residua minima (valutazione di una cellula leucemica su 10.000 globuli bianchi).
Per maggiori informazioni: http://www.10decimi.org/forum/yaf_postst69_Alleanza-internazionale-contro-i-tumori-dei-bambini.aspx
Questa neoplasia rappresenta il 30% di tutti i tumori dei bambini e l’80% delle leucemie. Il picco di incidenza si registra nei bambini di 4 anni e nelle bambine di 2 anni; quasi i due terzi dei casi riguardano piccoli tra i 2 e 6 anni.
«Per la difficoltà e complessità della valutazione diagnostica e prognostica – conclude Porta - la scelta di protocolli di trattamento uniformi è particolarmente importante. Anche se la malattia è in aumento, oggi oltre l’80% dei piccoli raggiunge la guarigione».
Il nuovo programma, che tratterà 1.000 nuovi casi all’anno (350 in Italia), offre nuove speranze ai bambini leucemici di essere curati con la miglior terapia attualmente disponibile. In particolare, a tutti i bambini colpiti da leucemia linfoblastica acuta trattati nei centri italiani dell’Aieop verrà offerta una diagnosi centralizzata e lo studio della cosiddetta malattia residua minima (valutazione di una cellula leucemica su 10.000 globuli bianchi).
Per maggiori informazioni: http://www.10decimi.org/forum/yaf_postst69_Alleanza-internazionale-contro-i-tumori-dei-bambini.aspx
martedì 13 settembre 2011
Microonde contro i tumori: a Roma primo intervento al mondo su un bambino
Primo caso al mondo, un bimbo di appena un anno con una voluminosa lesione del torace è stato trattato con la termoablazione con microonde, una tecnica mini-invasiva adottata per la prima volta su minori dall’équipe di esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
Estremamente adatta, grazie alla ridotta invasività, per la cura di molti tumori solidi benigni o maligni in pazienti in età pediatrica, la termoablazione con microonde – sfruttando i diversi principi fisici della trasmissione di calore tramite un elettrodo sottile come un ago - consiste letteralmente nel riscaldare i tessuti bersaglio fino a portarli alla “morte”, salvaguardando contemporaneamente i tessuti sani e gli organi circostanti.
Un significativo passo in avanti rispetto ad altri metodi più diffusi come la termoablazione mediante radiofrequenze, che, pur applicata con successo da tempo nel trattamento di tumori al fegato, ai polmoni e alle ossa, comporta - soprattutto nei più piccoli - il rischio di ustioni di varia gravità.
La tecnica innovativa della termoablazione con microonde, alla scarsissima invasività e all’elevata efficacia terapeutica anche per lesioni di oltre 5 cm di diametro, abbina invece l’assenza di complicanze legate agli effetti fisici della corrente, portando i piccoli pazienti alla guarigione e risparmiando loro interventi chirurgici demolitivi e successivi problemi funzionali e di tipo estetico.
I ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù stanno già lavorando su questa tecnica all’avanguardia per svilupparla ulteriormente e per renderla sempre più a misura di bambino, nell’ottica dell’eccellenza delle cure nel rispetto dei più piccoli e dell’esigenza primaria di sottoporli agli interventi diagnostico-terapeutici meno invasivi e dolorosi.
“Anche in età pediatrica – evidenzia Piergiorgio Falappa, responsabile della Radiologia Vascolare ed Interventistica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù - la radiologia interventistica con le sue varie applicazioni (termo ablazioni guidate) sta dimostrando fattibilità ed efficacia terapeutica di metodiche già sperimentate nell’adulto ed usate per la terapie di lesioni e forme tumorali caratteristiche di questo primo periodo della vita”.
“La termo ablazione con microonde – sottolinea Alessandro Inserra, responsabile della Chirurgia Generale e Toracica del Bambino Gesù - aggiunge così un importante risorsa terapeutica in situazioni in cui risultano non efficaci o non utilizzabili soluzioni cliniche o chirurgiche tradizionali. Questo si rivela ancor più utile nel contesto pediatrico incrementando le armi nelle mani delle equipe multidisciplinari che quotidianamente all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù affrontano casi di estrema complessità con l’obiettivo di guarire i bambini e i ragazzi con i metodi meno invasivi. Nel caso specifico, infatti, l’alternativa terapeutica all’uso delle microonde sarebbe stata una chirurgia mutilante”.
Per saperne di più: http://www.10decimi.org/forum/yaf_postsm217_La-ricerca-scientifica-avanza-per-curare-meglio-il-cancro-infantile.aspx#post217
Estremamente adatta, grazie alla ridotta invasività, per la cura di molti tumori solidi benigni o maligni in pazienti in età pediatrica, la termoablazione con microonde – sfruttando i diversi principi fisici della trasmissione di calore tramite un elettrodo sottile come un ago - consiste letteralmente nel riscaldare i tessuti bersaglio fino a portarli alla “morte”, salvaguardando contemporaneamente i tessuti sani e gli organi circostanti.
Un significativo passo in avanti rispetto ad altri metodi più diffusi come la termoablazione mediante radiofrequenze, che, pur applicata con successo da tempo nel trattamento di tumori al fegato, ai polmoni e alle ossa, comporta - soprattutto nei più piccoli - il rischio di ustioni di varia gravità.
La tecnica innovativa della termoablazione con microonde, alla scarsissima invasività e all’elevata efficacia terapeutica anche per lesioni di oltre 5 cm di diametro, abbina invece l’assenza di complicanze legate agli effetti fisici della corrente, portando i piccoli pazienti alla guarigione e risparmiando loro interventi chirurgici demolitivi e successivi problemi funzionali e di tipo estetico.
I ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù stanno già lavorando su questa tecnica all’avanguardia per svilupparla ulteriormente e per renderla sempre più a misura di bambino, nell’ottica dell’eccellenza delle cure nel rispetto dei più piccoli e dell’esigenza primaria di sottoporli agli interventi diagnostico-terapeutici meno invasivi e dolorosi.
“Anche in età pediatrica – evidenzia Piergiorgio Falappa, responsabile della Radiologia Vascolare ed Interventistica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù - la radiologia interventistica con le sue varie applicazioni (termo ablazioni guidate) sta dimostrando fattibilità ed efficacia terapeutica di metodiche già sperimentate nell’adulto ed usate per la terapie di lesioni e forme tumorali caratteristiche di questo primo periodo della vita”.
“La termo ablazione con microonde – sottolinea Alessandro Inserra, responsabile della Chirurgia Generale e Toracica del Bambino Gesù - aggiunge così un importante risorsa terapeutica in situazioni in cui risultano non efficaci o non utilizzabili soluzioni cliniche o chirurgiche tradizionali. Questo si rivela ancor più utile nel contesto pediatrico incrementando le armi nelle mani delle equipe multidisciplinari che quotidianamente all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù affrontano casi di estrema complessità con l’obiettivo di guarire i bambini e i ragazzi con i metodi meno invasivi. Nel caso specifico, infatti, l’alternativa terapeutica all’uso delle microonde sarebbe stata una chirurgia mutilante”.
Per saperne di più: http://www.10decimi.org/forum/yaf_postsm217_La-ricerca-scientifica-avanza-per-curare-meglio-il-cancro-infantile.aspx#post217
giovedì 17 febbraio 2011
Paolo Scaroni investe 10 milioni di dollari nella ricerca
L'integrazione tra la visione accademica e quella industriale mira a capitalizzare le sinergie tra l'approccio multidisciplinare e tecnologico di Stanford e l'expertise di Eni per dar luogo a quelle innovazioni scientifiche che saranno necessarie per affrontare le sfide energetiche del futuro.
Il portfolio di ricerca è infatti rivolto alla definizione e alla rapida applicazione di nuove tecnologie per le attività di esplorazione e produzione degli idrocarburi e lo sviluppo di metodologie innovative per la salvaguardia ambientale.
venerdì 28 gennaio 2011
Paolo Scaroni firma un accordo con Petrochina per il gas shale
Paolo Scaroni, l'amministratore delegato di Eni, ha firmato venerdì scorso a Pechino un memorandum of understanding con Jiang Jiemin, il presidente della Cnpc-Petrochina, la più grande oil company quotata al mondo, per nuove opportunità di business in Africa e Nord America.
L'intesa tra Paolo Scaroni e Jiang Jiemin prevede il rafforzamento reciproco per avviare operazioni nel ramo degli idrocarburi convenzionali e non in Africa, mentre Eni metterà a disposizione le proprie competenze nel gas shale maturate in Nord America.
Lo shale gas è un gas naturale ricavato da particolari rocce sedimentarie, per lo più argilla, che si sono formate in centinaia di milioni di anni e si può estrarlo fratturandole. Il più grande potenziale giacimento del mondo è negli Stati Uniti, tra lo stato di New York e la Virginia, segue appunto la Cina che sta iniziando adesso le prime esplorazioni.
La collaborazione tra Eni e Petrochina riguarderà anche il settore delle tecnologie avanzate e lo sfruttamento delle risorse di olio e gas non convenzionali.
fonte: http://paolo-scaroni.blogspot.com/2011/01/paolo-scaroni-firma-accordo-con.html
L'intesa tra Paolo Scaroni e Jiang Jiemin prevede il rafforzamento reciproco per avviare operazioni nel ramo degli idrocarburi convenzionali e non in Africa, mentre Eni metterà a disposizione le proprie competenze nel gas shale maturate in Nord America.
Lo shale gas è un gas naturale ricavato da particolari rocce sedimentarie, per lo più argilla, che si sono formate in centinaia di milioni di anni e si può estrarlo fratturandole. Il più grande potenziale giacimento del mondo è negli Stati Uniti, tra lo stato di New York e la Virginia, segue appunto la Cina che sta iniziando adesso le prime esplorazioni.
La collaborazione tra Eni e Petrochina riguarderà anche il settore delle tecnologie avanzate e lo sfruttamento delle risorse di olio e gas non convenzionali.
fonte: http://paolo-scaroni.blogspot.com/2011/01/paolo-scaroni-firma-accordo-con.html
giovedì 18 novembre 2010
Shock in Procura: Radio Vaticana provoca morti come una bomba atomica
«Fermate Radio Vaticana: provoca morti come un’esplosione nucleare». Sono stati consegnati alla procura di Roma i risultati dell’incidente probatorio sull’inquinamento elettromagnetico dell’emittente della Santa Sede. Secondo il coordinamento dei comitati di Roma Nord, i dati sono «da Hiroshima. Livelli così elevati di rischio si riscontrano, nella letteratura scientifica, solo negli studi epidemiologici di zone che hanno subito gli effetti dell’esplosione di una bomba atomica».
Le verifiche del perito del Gip, Andrea Micheli dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano attestano un «coerente, importante, significativo» pericolo di ammalarsi e morire di leucemia, linfoma e mieloma dovuto alla «lunga esposizione residenziale ai ripetitori di Radio Vaticana fino a 12 chilometri di distanza da questa». La Santa Sede ha risposto in udienza con una contro-perizia scientifica di Umberto Veronesi e Susanna Lagorio che nega effetti cancerogeni alle onde elettromagnetiche e assicura che «nella sua attività ha sempre rispettato le indicazioni internazionalmente accettate sull’intensità delle emissioni proprio per garantire piena tranquillità alle popolazioni circostanti e ai suoi lavoratori». Ora il pm Stefano Pesci, responsabile dell’inchiesta, dovrà decidere se archiviare o rinviare a giudizio i responsabili di Radio Vaticana.
L’incidente probatorio, riferiscono i comitati civici, ha accertato che «il rischio è clamorosamente alto, l'effetto è molto importante e non può essere dovuto al caso». Lo studio di mortalità ha verificato i decessi avvenuti dal 1997 al 2003 per una serie di patologie ed ha preso in considerazione il ventennio di storia abitativa antecedente la data della morte, determinando, fino a 12 chilometri dalla Radio Vaticana, un fattore di rischio di morte per leucemia 4,9 volte superiore al valore atteso oltre i 12 km di distanza ed un fattore di rischio pari a 1,7 volte se si considerano linfomi e mielomi. In pratica, bambini e adulti vissuti nelle vicinanze dei centri trasmittenti della Radio Vaticana (presso Santa Maria di Galeria) e della Marina Militare (Maritele) si sono ammalati in percentuale sensibilmente superiore agli altri cittadini romani. I comitati civici invocano «l'immediata sospensione delle trasmissioni della Radio Vaticana e la sua delocalizzazione in un luogo in cui non possa accrescere il rischio di morte e di malattie per gli esseri umani, o l'abbandono totale di questa obsoleta tecnologia in favore della diffusione satellitare dei propri programmi radiofonici».
Sia la Radio Vaticana, sia la Marina Militare hanno depositato le controdeduzioni. Il perito del Gip Micheli, si ribatte in Curia, «ha ammesso l’insussistenza di evidenze scientifiche circa presunti effetti cancerogeni del tipo di onde elettromagnetiche generate dagli impianti di Radio Vaticana». La documentazione fornita da Micheli «non risponde agli standard comunemente accettati per gli studi scientifici epidemiologici» e «i metodi adottati per l'esame dei casi non sono né chiari, né adeguatamente spiegati». Ciò, per la Santa Sede, «conduce a risultati non attendibili e paradossali». Il gip ha affidato al pm la documentazione raccolta. Ora si attende la sua decisione.
(da La Stampa)
Le verifiche del perito del Gip, Andrea Micheli dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano attestano un «coerente, importante, significativo» pericolo di ammalarsi e morire di leucemia, linfoma e mieloma dovuto alla «lunga esposizione residenziale ai ripetitori di Radio Vaticana fino a 12 chilometri di distanza da questa». La Santa Sede ha risposto in udienza con una contro-perizia scientifica di Umberto Veronesi e Susanna Lagorio che nega effetti cancerogeni alle onde elettromagnetiche e assicura che «nella sua attività ha sempre rispettato le indicazioni internazionalmente accettate sull’intensità delle emissioni proprio per garantire piena tranquillità alle popolazioni circostanti e ai suoi lavoratori». Ora il pm Stefano Pesci, responsabile dell’inchiesta, dovrà decidere se archiviare o rinviare a giudizio i responsabili di Radio Vaticana.
L’incidente probatorio, riferiscono i comitati civici, ha accertato che «il rischio è clamorosamente alto, l'effetto è molto importante e non può essere dovuto al caso». Lo studio di mortalità ha verificato i decessi avvenuti dal 1997 al 2003 per una serie di patologie ed ha preso in considerazione il ventennio di storia abitativa antecedente la data della morte, determinando, fino a 12 chilometri dalla Radio Vaticana, un fattore di rischio di morte per leucemia 4,9 volte superiore al valore atteso oltre i 12 km di distanza ed un fattore di rischio pari a 1,7 volte se si considerano linfomi e mielomi. In pratica, bambini e adulti vissuti nelle vicinanze dei centri trasmittenti della Radio Vaticana (presso Santa Maria di Galeria) e della Marina Militare (Maritele) si sono ammalati in percentuale sensibilmente superiore agli altri cittadini romani. I comitati civici invocano «l'immediata sospensione delle trasmissioni della Radio Vaticana e la sua delocalizzazione in un luogo in cui non possa accrescere il rischio di morte e di malattie per gli esseri umani, o l'abbandono totale di questa obsoleta tecnologia in favore della diffusione satellitare dei propri programmi radiofonici».
Sia la Radio Vaticana, sia la Marina Militare hanno depositato le controdeduzioni. Il perito del Gip Micheli, si ribatte in Curia, «ha ammesso l’insussistenza di evidenze scientifiche circa presunti effetti cancerogeni del tipo di onde elettromagnetiche generate dagli impianti di Radio Vaticana». La documentazione fornita da Micheli «non risponde agli standard comunemente accettati per gli studi scientifici epidemiologici» e «i metodi adottati per l'esame dei casi non sono né chiari, né adeguatamente spiegati». Ciò, per la Santa Sede, «conduce a risultati non attendibili e paradossali». Il gip ha affidato al pm la documentazione raccolta. Ora si attende la sua decisione.
(da La Stampa)
sabato 10 luglio 2010
Eni e Miur per l'innovazione digitale nella scuola
L'accordo, si legge in una nota, ha la durata di tre anni e prevede il sostegno del piano "Scuola Digitale"; Eni sosterra' le azioni del Miur nei confronti del corpo docente, nell'ambito del plurilinguismo, attraverso la predisposizione in forma digitale di contenuti e percorsi di formazione in linea inglese.
(paolo-scaroni.blogspot.com)
mercoledì 23 giugno 2010
Controllo della temperatura per i dinosauri, grazie all'analisi dei fossili
Da oggi è possibile il controllo della temperatura di mammut e dinosauri. Grazie all’analisi dei fossili, alcuni ricercatori del California Institute of Technology di Pasadena sono riusciti ad evincere la temperatura corporea dei grandi vertebrati estinti.
Il sistema, chiamato “degli isotopi aggregati” (clumped-isotope) e spiegato su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), si basa sull'analisi della concentrazione di due isotopi rari - carbonio 13 e ossigeno 18 - che si trovano nella bioapatite, il minerale di cui sono formati denti, ossa e gusci d'uovo.
Questi isotopi pesanti tendono ad aggregarsi tra loro a temperature basse, mentre a temperature maggiori hanno una distribuzione più casuale. Partendo da questa constatazione, il gruppo guidato da John Eiler, docente di geologia al Caltech, ha definito la relazione tra concentrazione e aggregazione degli isotopi e temperatura corporea, rendendo possibile un sistema di conversione. Il margine d'errore, secondo i ricercatori, è al massimo di due gradi centigradi.
La prima fase della ricerca si è svolta su mammiferi e rettili viventi, così da confrontare i risultati ottenuti attraverso la nuova tecnica con le temperature corporee misurate tramite gli strumenti tradizionali. Una volta verificata la rispondenza, i ricercatori sono passati ad analizzare reperti di animali estinti, come un dente di mammut, i fossili di un antenato del rinoceronte risalente a 12 milioni di anni fa e quelli di un animale a sangue freddo della famiglia degli alligatori.
Ora gli studiosi del Caltech hanno cominciato ad applicare il metodo a uova e denti di dinosauro, per determinare una volta per tutte se questi animali erano a sangue freddo o a sangue caldo
Questo nuovo tipo di misurazione geochimica ha il vantaggio di rilevare un’informazione indipendente dall’ambiente in cui questi minerali si sono formati, se non per la temperatura. Ma attenzione: il dato indica non la temperatura media del corpo dell’animale, ma quella della testa nel solo istante in cui gli isotopi si sono depositati.
(da www.testonews.it: "Controllo della temperatura per i dinosauri")
Il sistema, chiamato “degli isotopi aggregati” (clumped-isotope) e spiegato su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), si basa sull'analisi della concentrazione di due isotopi rari - carbonio 13 e ossigeno 18 - che si trovano nella bioapatite, il minerale di cui sono formati denti, ossa e gusci d'uovo.Questi isotopi pesanti tendono ad aggregarsi tra loro a temperature basse, mentre a temperature maggiori hanno una distribuzione più casuale. Partendo da questa constatazione, il gruppo guidato da John Eiler, docente di geologia al Caltech, ha definito la relazione tra concentrazione e aggregazione degli isotopi e temperatura corporea, rendendo possibile un sistema di conversione. Il margine d'errore, secondo i ricercatori, è al massimo di due gradi centigradi.
La prima fase della ricerca si è svolta su mammiferi e rettili viventi, così da confrontare i risultati ottenuti attraverso la nuova tecnica con le temperature corporee misurate tramite gli strumenti tradizionali. Una volta verificata la rispondenza, i ricercatori sono passati ad analizzare reperti di animali estinti, come un dente di mammut, i fossili di un antenato del rinoceronte risalente a 12 milioni di anni fa e quelli di un animale a sangue freddo della famiglia degli alligatori.
Ora gli studiosi del Caltech hanno cominciato ad applicare il metodo a uova e denti di dinosauro, per determinare una volta per tutte se questi animali erano a sangue freddo o a sangue caldo
Questo nuovo tipo di misurazione geochimica ha il vantaggio di rilevare un’informazione indipendente dall’ambiente in cui questi minerali si sono formati, se non per la temperatura. Ma attenzione: il dato indica non la temperatura media del corpo dell’animale, ma quella della testa nel solo istante in cui gli isotopi si sono depositati.
(da www.testonews.it: "Controllo della temperatura per i dinosauri")
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