Visualizzazione post con etichetta giovani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giovani. Mostra tutti i post

mercoledì 21 gennaio 2015

Salini Impregilo cerca pionieri: il coraggio del lavoro per costruire il futuro

“Salini Impregilo cerca nuovi pionieri”. È con questo slogan che il Gruppo Salini Impregilo, uno dei leader mondiali nel settore delle grandi costruzioni, ha lanciato la sua campagna di assunzioni. Il messaggio è ben confezionato in un video suggestivo che mostra le grandi infrastrutture realizzate dalla società italiana in giro per il mondo.
‘Non c’è crescita senza occupazione’, afferma l’azienda che crede che il settore delle costruzioni avrà una parte fondamentale nel rilanciare l’economia mondiale. Una missione che si tradurrà, come descritto nel piano industriale, nell’assunzione di ben 15.000 persone in quattro anni.
Nonostante la crisi infatti, a livello mondiale gli investimenti nelle grandi opere sono cresciuti e Salini Impregilo vuole agganciare questo trend positivo per diventare il leader globale nelle infrastrutture.

guarda il video su Youtube >>

lunedì 24 novembre 2014

Il social housing e l'investimento di CDP

Che cos'è il social housing?
Diciamo che si colloca a metà tra l’edilizia popolare e le proprietà private vendute o affittate a prezzo di mercato. L’obbiettivo principale di questa edilizia sociale è fornire alloggi con buoni o ottimi standard di qualità, a canone calmierato, per chi supera le soglie di accesso all’edilizia popolare ma non ha abbastanza risorse economiche per far fronte ai prezzi di mercato.
Inoltre, il social housing è caratterizzato da progetti di tipo sociale che hanno lo scopo di far nascere comunità e sviluppare l’integrazione, come ad esempio l’utilizzo di spazi e servizi comuni tra gli abitanti.
Il più grande investitore in Italia nel campo del social housing è Cassa depositi e prestiti (CDP), la società per azioni a controllo pubblico che gestisce il risparmio postale nazionale (buoni fruttiferi e libretti postali, per intenderci).
Con la creazione di un fondo da 2 miliardi di euro, CDP fornisce abitazioni a canoni calmierati per famiglie monoreddito, giovani coppie, lavoratori precari, anziani, ragazze madri e padri separati.
Sono 1800 le abitazioni consegnate finora e sono state deliberate risorse che consentiranno di realizzarne altre 12.500, di cui 1.500 entro il 2015.
Le strutture sono tutte di elevata classe energetica, garantendo così un ulteriore risparmio per gli inquilini.

Cassa depositi e prestiti: L'Italia che investe nell'Italia
Immagine dal sito "L'Italia che investe nell'Italia"


lunedì 1 aprile 2013

Giovani e cultura. Un accostamento sempre più difficile

Sempre sul tema Giovani e cultura, riporto da Indie Trend:
"Giovani e cultura. Un accostamento che in Italia è sempre più difficile da realizzare"
Scrive Benedetta Guerriero su il Giorno: "La crisi e le promesse di una ripresa, che non accenna a manifestarsi, spingono i ragazzi a orientarsi verso studi scientifici ed economici, in grado di garantire un futuro più sicuro. Ma, se è vero che per necessità molti abbandonano sogni e velleità artistiche, è altrettanto forte nei ragazzi il desiderio di creare e sperimentare."
I dati relativi all'anno appena passato sugli accessi alla Triennale di Milano non lasciano dubbi in proposito: nel corso del 2012 sono stati 430mila i visitatori che sono passati per uno dei poli espositivi più importanti della città, di questi più del 25 per cento sono studenti con un’età compresa tra i 19 e i 25 anni.

lunedì 25 febbraio 2013

Stefano Lucchini presenta la T-Card: studenti gratis in Triennale

Per tutto il 2013, ingresso gratis alla Triennale per gli “studenti della creatività”, ovvero quelli che seguono un corso di architettura, urbanistica, ingegneria, design, moda, cinema, arte, economia della cultura, comunicazione o grafica.
L'accesso è garantito grazie a una T-card, sponsorizzata da Eni, il museo del design offre infatti un numero illimitato di accessi a oltre 90mila ragazzi iscritti in 29 atenei o scuole di alta formazione di Milano e dintorni. In particolare del quadrilatero Torino-Milano-Verona-Bologna, secondo la regola della raggiungibilità di Palazzo Alemagna in un’ora. Per ottenere la card i ragazzi dovranno semplicemente presentarsi alla biglietteria del museo. L’ iniziativa è a carico di Eni, che non rivela l’entità dell’ investimento ma si limita a precisare che il 90 per cento delle sponsorizzazioni dell’ azienda va a progetti culturali».

Stefano Lucchini,
Direttore Relazioni Esterne
e Internazionali di Eni
Stefano Lucchini,  Direttore Relazioni Esterne e Internazionali di Eni, ha sottolineato l’importanza della formazione e dello studio per i ragazzi.
“Quello che imparate oggi, vi servirà per il futuro”, ha affermato Lucchini nel corso dell’incontro a cui hanno preso parte anche i rettori e i direttori dei corsi delle principali università milanesi che hanno accolto l’iniziativa con entusiasmo.

Per ottenere la Eni T-card lo studente che appartiene alle università, accademie o scuole post diploma nell’elenco si può recare alla Triennale fino a domenica 30 marzo 2013, munito del libretto o del badge universitario e di un documento di identità, e ritirare il form di registrazione che, una volta compilato, gli permetterà di ricevere in pochi minuti la sua card (la tessera è strettamente nominale). E la Triennale, che continua a definirsi come “una fabbrica della cultura”, a soli tre anni dal 2010, quando era stata dichiarata una perdita di crica un milione e 300mila euro, sembra anche aver risolto i problemi di bilancio, preparandosi a un 2013 ricco di eventi e mostre che gli studenti potranno visitare gratuitamente.

martedì 22 gennaio 2013

Sindrome di Hikikomori: adolescenti sempre più web-dipendenti

Secondo le ultime rilevazioni, in Italia starebbe aumentando la web-dipendenza negli studenti tra gli 11 e 16 anni. 240mila ragazzini e adolescenti italiani passano mediamente più di tre ore al giorno davanti al pc, e ormai sono sempre più diffusi disturbi gravi come la sindrome di Hikikomori, prima presente solo in Giappone.
A segnalare il fenomeno è la Fnomceo (Federazione italiana degli ordini dei medici) dal suo sito.
La sindrome di Hikikomori è una dipendenza che riguarda diversi adolescenti e si traduce in un isolamento sociale, caratterizzato dalla costante presenza sul computer e dall’uscita di scuola fino a tarda notte. Presente in Giappone dalla seconda metà degli anni ottanta, dagli anni duemila si è diffuso anche in Usa e Europa. Questi bambini e adolescenti frequentano la scuola con un profitto sufficiente e poi vengono completamente assorbiti dalla realtà parallela, non hanno amici se non la playstation o il computer, e trascorrono 10-12 ore quotidianamente in una dimensione virtuale.
“Purtroppo di questo le istituzioni italiane - rileva la Fnomceo - non sembrano preoccuparsi ed è un limite evidente, giacché la realtà sociale è fatta anche e soprattutto di queste problematiche, con un’espansione clinica che valutiamo quotidianamente”.
Questi adolescenti non sono autistici, né soffrono di fobia scolare, secondo i medici: “il più delle volte riescono a raggiungere la sufficienza nelle materie scolastiche, confermando che frequentano l’ambiente didattico come una sorta di obbligo, e poi si ritirano dal mondo reale per calarsi completamente in quello virtuale”. Rifiutano le attività ludiche e trasferiscono tutto in un contenitore virtuale che assorbe la loro vita.
“E’ una delle forme emergenti di dipendenzache spesso viene confusa con situazioni psicopatologiche diverse. - conclude la Fnomceo - Va affrontata e prevenuta innanzitutto attraverso la conoscenza del fenomeno che è ancora sottaciuto”.
(da adginforma.it)

venerdì 28 settembre 2012

Eni Chair in Energy Markets: Eni investe ancora in Università e Ricerca

Finalmente una buona notizia per il mondo della ricerca e dell'Università!
Una società privata, Eni, partner strategico dell’Università Bocconi di Milano dal 2007, promuove la nascita di una nuova cattedra dedicata allo studio e all'analisi del mercato dell’energia, trattata sia in ambito didattico che in ambito di ricerca. Grazie a questo corso, Eni potrà beneficare di un dialogo continuo, privilegiato e qualificato nell’ambito dell’energia e delle altre aree a essa collegate.

Salvatore Sardo, Chief Corporate Operations Officer Eni, Guido Tabellini, Rettore Università Bocconi, Michele Polo, Direttore dello IEFE Bocconi ( Istituto di economia e politica dell’energia e dell’ambiente), Jonathan Stern, presidente Natural Gas Research Program presso l’Oxford Institute for Energy Studies e Guido Bortoni, presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, terranno la Lectio Inauguralis dell'Eni Chair in Energy Markets.
 L'appuntamento è per lunedì 1 ottobre, alle ore 11.30, presso l’Aula Magna dell'Università Bocconi, in via Gobbi 5 a Milano.

giovedì 24 maggio 2012

In Italia salari bloccati da venti anni

Secondo l’Istat i salari reali sarebbero rimasti invariati in Italia negli ultimi 20 anni.
Nel suo rapporto annuale, infatti, l’Istat spiega che “tra il 1993 e il 2011 le retribuzioni contrattuali mostrano, in termini reali, una variazione nulla, mentre per quelle di fatto si rileva una crescita di quattro decimi di punto l'anno”.

Dato sconfortante quello che riguarda invece i cosiddetti “scoraggiati”, coloro cioè che pur non avendo un lavoro non lo cercano perchè pensano di non trovarlo. Secondo l’ultimo rapporto Istat, tra gli inattivi “si è ridotta l'area di chi non è interessato a lavorare” mentre è cresciuta la “zona grigia” formata da coloro che cercano lavoro “non attivamente e che pur non cercandolo sarebbero disposti a lavorare”. L'Istat segnala che le principali motivazioni della mancata ricerca sarebbero lo scoraggiamento e l'attesa degli esiti di passate azioni di ricerca. Gli “scoraggiati” sarebbero circa 1.800.000.

Il numero degli occupati atipici (dipendenti a tempo determinato, collaboratori e prestatori d'opera occasionale) è in progressivo aumento sul totale degli occupati. Tra i nati dagli anni ’80 in poi, ha iniziato con un lavoro atipico il 44,6%. Tra i nati negli anni ’70, il primo lavoro è stato atipico nel 31,1% e nel 23,2% dei casi per i nati negli anni. Il dato preoccupante riguarda però la situazione lavorativa di questi a dieci anni dal primo lavoro atipico. Un quarto di questi lavoratori risulta ancora precario e uno su dieci ha perso il lavoro. Secondo l'Istat, “il passaggio a lavori standard è più facile per gli appartenenti alla classe sociale più alta, mentre chi ha iniziato come operaio in un lavoro atipico, dopo dieci anni, nel 29,7% dei casi è ancora precario e nell'11,6 ha perso il lavoro”.

giovedì 10 novembre 2011

Laboratorio working age - Le diverse età al lavoro: generazione Y, over 50 e dialogo intergenerazionale

"Le diverse età al lavoro: generazione Y, over 50 e dialogo intergenerazionale - Le proposte delle imprese per includere e valorizzare le diverse fasce di età nel mondo del lavoro" è il titolo dell'incontro di presentazione dei risultati del Laboratorio working age in programma giovedì 10 novembre alle 9,30, nella sede di Accenture in via Quadrio 17, a Milano.Partito nel mese di gennaio 2010, il Laboratorio working age promosso da Fondazione Sodalitas insieme ad Accenture, Banca Popolare di Milano, IBM, Kraft Foods, L'Oreal, Randstad, Telecom Italia, Vodafone Italia ha affrontato in maniera condivisa la valorizzazione della diversità sul luogo di lavoro, approfondendo temi come la gestione della Generation Y (i giovani nati negli anni 80), degli over 50 ed il dialogo intergenerazionale.
Nel corso del convegno saranno raccontate le esperienze sviluppate dalle otto imprese partecipanti e verrà presentato il portale web del Laboratorio working age su cui i dati saranno online.

mercoledì 9 novembre 2011

La Carta di Firenze per i diritti dei giornalisti precari

Il 7 e l’8 ottobre 2011, a Firenze, l’Ordine nazionale dei giornalisti ha indetto la manifestazione "Giornalisti e giornalismi – Libera stampa liberi tutti" per ridare “una nuova dignità alla professione, contro lo sfruttamento e per un’informazione di qualità”, come è stato annunciarlo dal presidente dell’Ordine, Enzo Iacopino, durante la presentazione del programma. Al termine della due giorni, realizzata in collaborazione con la Federazione Nazionale della Stampa, Associazione Stampa Toscana e Ordine Regionale dei Giornalisti della Toscana, è stata stilata una carta deontologica sui diritti dei giornalisti precari. Tutti i giornalisti presenti alla rassegna hanno contribuito attivamente alla stesura della "Carta di Firenze" e lo stesso Iacopino ha affermato che “potranno darci gli strumenti per aprire provvedimenti disciplinari nei confronti dei direttori, capiredattori, capi servizio, e di chiunque si presterà a fare da caporale, cioé a chiedere pezzi che consapevolmente vengono pagati 2 euro o anche meno”. Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è intervenuto alla manifestazione, mostrandosi solidale nei confronti di queste categorie. Napolitano, infatti, ha aperto così il suo messaggio: “Vorrei esprimere il vivo apprezzamento per la decisione dell’Ordine dei giornalisti di essere vicino agli ultimi della professione. Già all’inizio dell’anno, - prosegue - in occasione della giornata dell’informazione al Quirinale, ho avuto modo di richiamare l’attenzione delle istituzioni sui problemi e sui motivi di preoccupazione che travagliano la delicata professione giornalistica, indicando proprio il malessere e l’assillo del precariato tra i punti più critici. Rinnovo con convinzione l’auspicio che tutte le parti in causa concorrano alla salvaguardia e alla valorizzazione di quel capitale umano, con le sue risorse di creatività e d’innovazione, costituito da tanti giovani, e ormai anche non più tanto giovani, che quotidianamente operano in una realtà globale percorsa da forti tensioni e intensi cambiamenti. Abbiamo il dovere di credere nel loro futuro, e impegnarci perchè anche i giovani professionisti dell’informazione possano contribuire a sviluppare il rapporto con le istituzioni nel segno della comune responsabilità verso i principi costituzionali di libertà e di pluralismo”. La Carta, redatta al termine della rassegna, si impegna a chiarire alcuni punti in merito a: lo sfruttamento e la precarietà, favorendo quelle condizioni tese ad assicurare un futuro professionale e personale ai tanti giornalisti oggi privi di tutele e garantire nel contempo un futuro alla buona e corretta informazione nel nostro paese; i percorsi di regolarizzazione ed avviamento verso contratti a tempo indeterminato ed equi, affinché si realizzino le condizioni per promuovere le evoluzioni di carriera e le progressioni professionali; i trattamenti minimi contrattuali (stipendio e indennità di contingenza); le professionalità già esistenti, attingendo dalle liste di disoccupazione e verificando l’attuazione dei limiti previsti per l’impiego di stagisti o tirocinanti; il percorso di adesione alle casse previdenziali e di mutua assistenza e previdenza complementare della categoria, in modo da garantire le necessarie tutele sociali ed economiche anche a chi non é inquadrato come lavoratore dipendente.
(da Prima Comunciazione)

martedì 9 novembre 2010

Vieni via con me: boom di ascolti per Saviano e Fazio

Boom d'ascolti ieri sera per la prima puntata di "Vieni via con me", su Rai Tre, ha registrato 7.623.000 spettatori e il 25,48% di share.
Il programma di e con Fabio Fazio e Roberto Saviano ha ottenuto picchi superiori a 9.300.000 spettatori e al 32% di share (il piu' alto alle 22:42 con 9.321.000 spettatori e il 32,02% di share). "Vieni Via Con Me" è stato il programma più visto di RaiTre degli ultimi 10 anni.
L'aspetto interessante è che sono stati eccezionali i risultati nei target più giovani: nel target tra i 15 e i 24 anni il programma ha raggiunto il 28% di share, ha superato il 30% (30,14%) in quello tra i 25 e i 34 anni.

La trasmissione si è aperta con la lettura di una serie di elenchi tra cui quello letto da Nichi Vendola sui modi per definire gli omosessuali. Poi è arrivato il momento del monologo di Saviano sulla ''macchina del fango'', nel quale l'autore di Gomorra ha detto di ritenere in pericolo la democrazia.
A tenere banco è stato poi lo show di Roberto Benigni, che, dopo le polemiche, ha accettato di partecipare gratuitamente come ospite alla trasmissione. Il comico toscano come un fiume in piena ha parlato di Ruby e del caso escort, poi ha scherzato sui nuovi ''metodi'' usati dalla mafia evocati da Silvio Berlusconi: ''Mafiosi schifosi, vendicatevi con me mandatemi due brasiliane''.
Ospite della trasmissione ieri sera anche il maestro Claudio Abbado che ha elencato i motivi per cui bisogna difendere la cultura.

venerdì 15 ottobre 2010

Università: docenti e ricercatori sfiduciati e offesi

Questa è una lettera che Giulio Ballio, rettore del Politecnico di Milano, una delle migliori scuole pubbliche che abbiamo in Italia, ha inviato agli allievi ed ex-allievi dell'ateneo. Credo che la sua lettura possa essere importante per tutti.
 
Cara Allieva, Caro Allievo,
In questi ultimi due anni stiamo assistendo a una campagna denigratoria, sempre più intensa e aggressiva, nei riguardi dell’Università italiana e di tutti coloro che onestamente vi operano.
E’ una campagna che rischia di demotivare profondamente tutti noi e soprattutto quei giovani che vi sono entrati da poco o che desiderano entrarvi.
E’ una campagna che può indurre legittimi dubbi in Voi e nelle Vostre famiglie.
Spesso le persone che incontro mi chiedono se è reale il quadro che viene rappresentato dai molti interventi riportati dai media, oppure se stiamo assistendo, forse senza rendercene conto, a un attacco teso a sfiduciare le università statali.
Appare legittimo il dubbio che vi sia il desiderio di sostituire l’ università pubblica con un sistema privato, devastando le aspettative di più di un milione e mezzo di famiglie italiane.
Noi, che  siamo allo stesso tempo insegnanti e ricercatori, ci sentiamo profondamente offesi perché ci si vuole delegittimare proprio di fronte alla comunità che abbiamo scelto di servire col nostro lavoro e con i nostri sacrifici.
Questi tentativi di delegittimazione fanno male a tutti noi che crediamo nell’università, che vi lavoriamo per formare e per traghettare Voi giovani dalla scuola secondaria al mondo del lavoro, per fare ricerca e servire il nostro Paese in cui ancora crediamo.  Ci fanno perdere l’entusiasmo, ci spingono a fare il minimo richiesto, ci allontanano dalla voglia di operare in un servizio che abbiamo scelto e in cui ancora crediamo. Vogliamo reagire soltanto perché, altrimenti, faremmo il gioco di chi ci vuole distruggere privandoci di quella libertà che, sola, permette di fare ricerca e insegnare a Voi giovani.
In questi giorni si parla di agitazioni dei ricercatori, di richiesta di sospensione delle lezioni, di volontà a non tenere insegnamenti,  di rivendicazioni  da parte di persone che possono sembrare fortunate perché hanno ancora un lavoro, ma alle quali  si sta togliendo quella speranza che li aveva spinti a rinunciare ad attività più remunerative per iniziare quel lavoro che a noi, più vecchi, è sempre parso il  più bel lavoro del mondo: fare ricerca e contemporaneamente insegnare ai più giovani.
Le aspettative di carriera dei più giovani sono deluse. Da più di tre anni non sono banditi concorsi per passare da ricercatore a professore associato e da associato a professore ordinario e non si può ragionevolmente prevedere il numero di anni che dovranno ancora passare prima che questi concorsi vengano banditi. Per non invecchiare senza speranza molti giovani valenti stanno vincendo concorsi per  posizioni di professore in università straniere e  coloro che vanno via non sono sostituiti da  colleghi stranieri che desiderino venire a lavorare in Italia.
Ci viene impedito di fare ricerca con colleghi stranieri anche se riusciamo a farci finanziare da enti pubblici o privati perché un nuovo dispositivo legislativo prescrive di spendere in missioni di lavoro meno della metà di quanto speso nel 2009.
Ci viene impedito di  continuare a offrire una formazione finora apprezzata dal mondo del lavoro perché un recente decreto ministeriale impone una riduzione di insegnamenti e corsi di laurea, indipendentemente dal numero di allievi iscritti. Forse il nostro Ateneo sarà costretto a ridurre le immatricolazioni oppure a chiudere attività didattiche che fino ad oggi hanno soddisfatto le esigenze dei territori in cui il Politecnico è presente.
Ci viene proposto un Disegno di Legge che, seppur necessario, presenta alcuni punti critici:
  • l’imposizione di forme di governo dell’Ateneo molto diverse da quelle da noi  adottate nell’ultimo decennio che ci hanno permesso di crescere nella reputazione internazionale
  • l’obbligo di assumere docenti provenienti da altre Università in un paese che fa di tutto per contrastare la mobilità a causa della carenza di servizi erogati
  • pesanti incertezze sul destino dei giovani ricercatori che lavorano con noi per la mancanza di una programmazione nella progressione delle loro carriere
  • scarsa attrattività della carriera accademica per le nuove generazioni poste di fronte a una serie di contratti a tempo determinato che aumenta il loro senso di precarietà.
L’approvazione di una legge che non tenga conto di queste criticità e di un programma pluriennale di finanziamento all’Università rischia di produrre una situazione anche peggiore dell’attuale.
Come si fa a gestire un Ateneo o a fare una programmazione adeguata quando ancora oggi non si conosce  l’ammontare del finanziamento statale del Politecnico relativo all’anno 2010?
Questa lettera nasce proprio dal desiderio di condividere con Voi questi sentimenti,  di chiedere la vostra comprensione, di cercare la vostra solidarietà.
Tutti noi del Politecnico vogliamo continuare la missione che da quasi 150 anni ci è stata affidata,  ma non possiamo  essere lasciati soli in balia di chi sta usando una falciatrice per fare di tutta l’erba un fascio, incurante di tagliare in un solo passaggio l’erba secca, quella verde e i fiori già cresciuti.
E’ proprio la capacità di distinguere il grano buono dalla gramigna che, insieme a Voi, indipendentemente da ogni fede politica,  vorremmo chiedere a questo nostro Paese. Vogliamo che non sia distrutto quanto di buono abbiamo, chiediamo con forza che si investa anche su quanto c’è di buono per renderlo ancora migliore.
Probabilmente molti di Voi si stanno ponendo un certo numero di interrogativi quali ad esempio: Cos’è l’autonomia dell’università? Le università sono tutte uguali? Chi sostiene economicamente le università? Perché i docenti fanno ricerca? Quali sono i doveri che la legge impone ai docenti universitari? Come si recluta un docente universitario? La ricerca italiana è così di basso livello come viene dipinta? E’ vero che le nostre università sono molto indietro nelle classifiche internazionali? I baroni esistono ancora? Il cosiddetto 3+2 è una iattura? Cosa vuol dire titolo legale?
A queste e ad altre domande, che potrete propormi scrivendomi, sarà data una risposta sul sito Polimi nelle prossime settimane.
Cordiali saluti
Giulio Ballio

giovedì 14 ottobre 2010

Inps, è ufficiale: i precari saranno senza pensione pur pagando i contributi

La notizia è arrivata e conferma la peggiore delle ipotesi. Rimarrà sotto traccia per ovvi motivi, anche se in Rete possiamo farla circolare. Se siete precari sappiate che non riceverete la pensione. I contributi che state versando servono soltanto a pagare chi la pensione ce l'ha garantita. Perché l'Inps debba nascondere questa verità è evidente: per evitare la rivolta. Ad affermarlo non sono degli analisti rivoluzionari e di sinistra ma lo stesso presidente dell'istituto di previdenza, Antonio Mastropasqua che, come scrive Agoravox, ha finalmente risposto a chi gli chiedeva perché l'INPS non fornisce ai precari la simulazione della loro pensione futura come fa con gli altri lavoratori: "Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale".

Intrage scrive che l'annuncio è stato dato nel corso di un convegno: la notizia principale sarebbe dovuta essere quella che l'Inps invierà, la prossima settimana, circa 4 milioni di lettere ai parasubordinati, dopo quelle spedite a luglio ai lavoratori dipendenti, per spiegare come consultare on line la posizione previdenziale personale. Per verificare, cioè, i contributi che risultano versati.
La seconda notizia è che non sarà possibile, per il lavoratore parasubordinato, simulare sullo stesso sito quella che dovrebbe essere la sua pensione, come invece possono già fare i lavoratori dipendenti. Il motivo di questa differenza pare sia stato spiegato da Mastrapasqua proprio con quella battuta. Per dire, in altre parole, che se i vari collaboratori, consulenti, lavoratori a progetto, co.co.co., iscritti alla gestione separata Inps, cioè i parasubordinati, venissero a conoscenza della verità, potrebbero arrabbiarsi sul serio. E la verità è che col sistema contributivo, i trattamenti maturati da collaboratori e consulenti spesso non arrivano alla pensione minima.

I precari, i lavoratori parasubordinati come si chiamano per l'INPS gli "imprenditori di loro stessi" creati dalle politiche neoliberiste, non avranno la pensione. Pagano contributi inutilmente o meglio: li pagano perché l'INPS possa pagare la pensione a chi la maturerà. Per i parasubordinati la pensione non arriverà alla minima, nemmeno se il parasubordinato riuscirà, nella sua carriera lavorativa, a non perdere neppure un anno di contribuzione.

L'unico sistema che l'INPS ha trovato per affrontare l'amara verità, è stato quello di nascondere ai lavoratori che nel loro futuro la pensione non ci sarà, sperando che se ne accorgano il più tardi possibile e che facciano meno casino possibile.

Quindi paghiamo i nostri contributi che non rivedremo sotto forma di pensione. Se reagiamo adesso, forse, abbiamo ancora la speranza di una pensione minima.

(da http://contintasca.blogosfere.it/2010/10/inps-e-ufficiale-i-precari-saranno-senza-pensione-silenzio-dei-media-o-scatta-la-rivolta.html)

sabato 10 luglio 2010

Eni e Miur per l'innovazione digitale nella scuola

Il ministro dell'Istruzione, dell'Universita' e della Ricerca, Mariastella Gelmini, e l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, hanno sottoscritto un protocollo d'intesa per diffondere tra le giovani generazioni la vocazione allo studio delle discipline scientifiche, la cultura dell'efficienza energetica e dell'uso consapevole e rispettoso delle fonti di approvvigionamento, utilizzando le competenze che Eni ha sviluppato dal 1985 con Eniscuola.

L'accordo, si legge in una nota, ha la durata di tre anni e prevede il sostegno del piano "Scuola Digitale"; Eni sosterra' le azioni del Miur nei confronti del corpo docente, nell'ambito del plurilinguismo, attraverso la predisposizione in forma digitale di contenuti e percorsi di formazione in linea inglese.

(paolo-scaroni.blogspot.com)

martedì 8 giugno 2010

Raduni alcolici a Nantes. Il sindaco dà la colpa a Facebook


Leggo su oneweb20.it (post di Armando Mercuri) che Jean-Marc Ayraul, il sindaco di Nantes, sta prendendo provvedimenti contro il fenomeno del "Facebook Aperitif".

Di cosa si tratta? Un gran numero di persone si incontra su Facebook e si dà appuntamento per grandi aperitivi.

Il 13 maggio, un ventunenne di Nantes è morto sulla strada del ritorno da uno di questi raduni. All’aperitivo partecipavano circa 10.000 persone, 41 delle quali sono state arrestate e 38 ricoverate in ospedale.

Ora il sindaco di Nantes propone delle misure di controllo preventivo, perché questi raduni sono diventati "un problema nazionale". Inoltre, intende organizzare una tavola rotonda con il Ministro degli Interni Brice Hortefeux per discutere sulla questione.
E punta inevitabilmente il dito contro Facebook. Infatti, se si dovesse attuare una misura preventiva, sarà probabile la della chiusura dei gruppi Facebook incriminati.

Ancora una volta, quando si tratta di Web, si confonde il mezzo con il messaggio.
I raduni a base di alcool sono un fenomeno precedente all’arrivo di Facebook e se si vorrà organizzarne, li si organizzerà anche senza l’aiuto del social network!

lunedì 17 maggio 2010

Un anno in meno di liceo per i bamboccioni... ma è davvero questa la soluzione?

Anticipare di un anno l'incontro tra i giovani laureati e il mondo del lavoro.
La proposta stavolta non è una riforma che cade dall'alto, ma arriva dagli addetti ai lavori e più precisamente dal Magnifico Rettore dell'Università Bocconi, Guido Tabellini.

“Già, secondo il rettore la caratteristica dei giovani italiani è «di essere un passo indietro su tutto: nell’uscire di casa, nel formare una famiglia, nel cercare un impiego». Questo aspetto è costoso perché «da ragazzi si può dare molto di più». E sulla base di uno studio «fatto in Svizzera, gli studenti dei Cantoni, dove si esce prima da scuola, non sono penalizzati rispetto a chi è rimasto un anno in più tra i banchi. Anzi, il contrario». Insomma, esempi ce ne sono, anche nel mondo anglosassone. Ma dalle parole ai fatti il passo non è così breve. Perché anche Tabellini evidenzia che «si dovrebbe fare una riorganizzazione di tutto il percorso scolastico». Un’impresa non facile, considerato anche il «fallimento del 3+2 universitario: la maggior parte degli studenti fa la specialistica con il risultato che escono comunque dopo cinque anni».”
(da Corriere.it)

Cosa ne pensate?
Io credo che il “problema dei bamboccioni” non si possa risolvere solo con un anno in meno di studi, ma con percorsi universitari più adatto alle esigenze del mondo del lavoro e soprattutto con una diversa politica dei contratti di lavoro e dei mutui e affitti per la casa.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...