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lunedì 24 novembre 2014

Il social housing e l'investimento di CDP

Che cos'è il social housing?
Diciamo che si colloca a metà tra l’edilizia popolare e le proprietà private vendute o affittate a prezzo di mercato. L’obbiettivo principale di questa edilizia sociale è fornire alloggi con buoni o ottimi standard di qualità, a canone calmierato, per chi supera le soglie di accesso all’edilizia popolare ma non ha abbastanza risorse economiche per far fronte ai prezzi di mercato.
Inoltre, il social housing è caratterizzato da progetti di tipo sociale che hanno lo scopo di far nascere comunità e sviluppare l’integrazione, come ad esempio l’utilizzo di spazi e servizi comuni tra gli abitanti.
Il più grande investitore in Italia nel campo del social housing è Cassa depositi e prestiti (CDP), la società per azioni a controllo pubblico che gestisce il risparmio postale nazionale (buoni fruttiferi e libretti postali, per intenderci).
Con la creazione di un fondo da 2 miliardi di euro, CDP fornisce abitazioni a canoni calmierati per famiglie monoreddito, giovani coppie, lavoratori precari, anziani, ragazze madri e padri separati.
Sono 1800 le abitazioni consegnate finora e sono state deliberate risorse che consentiranno di realizzarne altre 12.500, di cui 1.500 entro il 2015.
Le strutture sono tutte di elevata classe energetica, garantendo così un ulteriore risparmio per gli inquilini.

Cassa depositi e prestiti: L'Italia che investe nell'Italia
Immagine dal sito "L'Italia che investe nell'Italia"


lunedì 1 aprile 2013

Giovani e cultura. Un accostamento sempre più difficile

Sempre sul tema Giovani e cultura, riporto da Indie Trend:
"Giovani e cultura. Un accostamento che in Italia è sempre più difficile da realizzare"
Scrive Benedetta Guerriero su il Giorno: "La crisi e le promesse di una ripresa, che non accenna a manifestarsi, spingono i ragazzi a orientarsi verso studi scientifici ed economici, in grado di garantire un futuro più sicuro. Ma, se è vero che per necessità molti abbandonano sogni e velleità artistiche, è altrettanto forte nei ragazzi il desiderio di creare e sperimentare."
I dati relativi all'anno appena passato sugli accessi alla Triennale di Milano non lasciano dubbi in proposito: nel corso del 2012 sono stati 430mila i visitatori che sono passati per uno dei poli espositivi più importanti della città, di questi più del 25 per cento sono studenti con un’età compresa tra i 19 e i 25 anni.

martedì 16 ottobre 2012

Lisbona in rivolta contro il salasso fiscale

Ieri sera la polizia è entrata in azione per blindare il Parlamento di fronte alla protesta popolare innescata dal nuovo salasso fiscale previsto dalla finanziaria “lacrime e sangue”varata per il 2013 dal governo portoghese e presentata nel pomeriggio stesso.

"Giustificata con la necessità di mantenere gli impegni con l'Ue di fronte alla pesantissima crisi che investe il Paese, la manovra è stata difesa a spada tratta dal primo ministro, Pedro Passos Coelho, che si è detto deciso ad andare avanti sulla strada dell'austerità anche a costo di far pagare un prezzo al suo partito (sconfitto giusto l'altro ieri nelle elezioni regionali delle Isole Azzorre dall'opposizione socialista).
La finanziaria 2013 rischia tuttavia di scatenare una nuova ondata di proteste di piazza fin nel cuore della capitale. Si tratta d'altronde della manovra più restrittiva della storia democratica del Portogallo, fondata all'80% sull'imposizione fiscale.
Tre dei cinque miliardi di euro previsti dovranno essere infatti incamerati attraverso aumenti di imposte dirette sui contribuenti, a quanto stima il quotidiano Negocios. Il provvedimento include inoltre un taglio sulle pensioni, una tassa sulle transazioni finanziarie, una falcidie su esenzioni e sussidi e un aumento delle imposte sulla casa: per centrare gli obiettivi di stabilizzazione del rapporto deficit/Pil imposti dalla troika pur in presenza d'una profonda recessione.
Il premier conservatore Pedro Passos Coelho, che nelle scorse settimane, sull'onda di una prima mobilitazione delle piazze, era stato costretto a ritirare una ricetta a colpi di riduzione degli stipendi, ha affermato che questa volta non ci potranno essere passi indietro sul fronte di tagli e risparmi. Mentre il ministro delle Finanze, Vito Gaspar ha avvertito il parlamento che il testo presentato ieri non può essere modificata nei punti fondamentali, pena la perdita da parte del Portogallo di tutta la credibilità finora recuperata."

(da Crisi Finanziaria blog)

lunedì 8 ottobre 2012

Crisi nel settore immobiliare

La crisi è pesante sul settore immobiliare.
Secondo Il sole 24 ore, "margini di crescita secondo qualcuno potrebbero essercene ancora ma sempre selezionando con cautela aree e segmenti. A livello geografico in Usa a un anno la performance è stata del 37% (a tre oltre il 100%). Nei paesi emergenti a un anno l'indice ha messo a segno +9,5% mentre nel Vecchio continente lo Stoxx Europe 600 Real Estate ha messo a segno solo l'11,42 per cento. In Europa il settore degli uffici ha risentito della crisi in Eurolandia.
Gli investimenti diretti negli immobili commerciali italiani hanno registrato un crollo nel secondo trimestre 2012.Secondo il broker immobiliare Cbre, nel secondo trimestre, il volume delle transazioni nel settore degli immobili commerciali ha toccato i 382 milioni di euro (-54% rispetto al 2011). Prospettive più stabili per gli immobili residenziali di qualità."
Come dire che la crisi pesa in particolare sugli uffici, mentre le case tengono.

venerdì 15 giugno 2012

"Riparti con eni": ogni week end Eni riduce i prezzi dei carburanti

Eni lancia "Riparti con eni", un'iniziativa che piacerà ai consumatori in cerca di risparmio: da domani, 16 giugno, fino al 2 settembre, durante tutti i fine settimana, ci sarà uno sconto sul prezzo della benzina e del gasolio per tutti i consumatori che faranno rifornimento in modalità self service nelle stazioni Eni e Agip.

La riduzione del prezzo corrisponderà indicativamente a uno sconto di circa 20 centesimi al litro rispetto al prezzo praticato in modalità servito, equivalente ad un risparmio di 10 euro su un pieno da 50 litri.

Lo sconto sarà disponibile dal sabato alle ore 13 alla mezzanotte della domenica, fino ad esaurimento delle scorte in ciascuna stazione aderente. Comunque, per evitare che le scorte finiscano nel corso del week end, Eni rifornirà i distributori anche di domenica.

Per garantire la trasparenza, Eni determinerà, in base all'andamento delle quotazioni Platts, due prezzi – uno per la benzina e l'altro per il gasolio – uguali su tutto il territorio nazionale durante gli orari della promozione e validi per le stazioni aderenti ad iperself. I listini dei prezzi continueranno invece ad essere diversificati per ogni stazione di servizio nel resto della settimana.


Il sito dell'iniziativa "Riparti con Eni" >>

giovedì 31 maggio 2012

Ddl lavoro, via libera dal Senato

Il Governo incassa la quarta fiducia sul provvedimento che passerà all'esame della Camera.
Il Ddl di riforma del mercato del lavoro riceve il via libera con 238 sì, 33 no e un astenuto.
Il pacchetto di misure riguarda le novità in favore di maternità e paternità. Il provvedimento passerà ora alla Camera. Secondo il ministro Elsa Fornero la riforma è l’unica via per un nuovo sviluppo, ed ha infatti affermato che “La riforma del mercato del lavoro non è una bacchetta magica, ma serve a recuperare occupazione, produttività e reddito. E' una nuova via per lo sviluppo, per il recupero della dignità e la riappropriazione di un futuro di crescita. Il Paese ha un grande bisogno di questa riforma, che dunque è stata fatta per riprendere un percorso di crescita e non perché lo chiedono i mercati finanziari”.

La Fornero ha poi continuato dicendo che “Sull'Articolo 18 è stato trovato un compromesso equilibrato, in linea con gli standard europei. Anche in questo caso non è stata usata l'accetta”.

lunedì 28 maggio 2012

Paolo Scaroni: la colpa del caro-benzina è il nostro stile di vita

Paolo Scaroni, ospite al Day Rotary Patavini, ha lanciato una interessante provocazione: il caro-benzina dipenderebbe dal nostro stile di vita. Se il prezzo della benzina è così alto, infatti, dipende anche dal fatto che noi non riusciamo a farne a meno: consumiamo così tanto che la benzina era e resta necessaria, quindi preziosa e costosa.
"Ci lamentiamo per l'eccessivo costo della benzina? - ha spiegato Paolo Scaroni - Se il prezzo è considerato elevato, la colpa va attribuita al nostro stile di vita. Non siamo disposti, infatti, a rinunciare a nulla: ciò significa che il petrolio non ha raggiunto ancora un costo tale da essere ritenuto insostenibile e da provocare, quindi, un mutamento del nostro modo di vivere". Paolo Scaroni ha anche aggiunto: “È vero che sul prezzo del greggio influiscono speculazione e rischi internazionali, ma è altrettanto vero che l'Occidente non fa nulla per ridurre i consumi. In 20 anni il costo del petrolio è cresciuto di dieci volte, eppure i consumi non sono calati”.

mercoledì 23 maggio 2012

Mediobanca e Unioncamere: medie imprese italiane nel nord-est

Mediobanca e Unioncamere hanno svolto un’indagine che copre l’universo delle medie imprese manifatturiere del Nord Est che occupano dai 50 ai 499 dipendenti ed hanno un fatturato compreso tra i 15 ed i 330 milioni di euro.
Secondo una nota di Unioncamere, con l’ultimo censimento svolto sono state individuate 1.207 società dell’area Nord orientale che assicurano il 15% della produzione manifatturiera locale a valore, percentuale che sale al 26% considerando l’indotto.
L’indagine svolta sottolinea inoltre come la maggiore concentrazione di medie imprese si registri in Veneto, che ne ospita il 48% e in Emilia-Romagna (38%).
Secondo Unioncamere e Mediobanca, nel periodo 2000-2009 il bilancio aggregato delle 1.207 società si è sempre saldato in utile. La struttura finanziaria resta molto solida, con il patrimonio netto che supera gli impieghi in attivi immobilizzati e contribuisce all’avanzo delle partite correnti. Il 64,8% delle medie imprese del Nord-est merita un punteggio a livello di “investment grade” (64,6% per le medie imprese di Parma). Nel 2009 però, 217 medie imprese sono tornate piccole (non superando i parametri di fatturato e dipendenti), mentre dal lato delle imprese maggiori, a fronte di 16 imprese che hanno varcato la soglia della grande dimensione, 15 hanno percorso la strada inversa ritornando medie. Inoltre, nel decennio considerato, 269 imprese sono divenute grandi ma ciò ha comportato per le stesse aziende un aumento dei casi di default.
L’Indagine svolta sottolinea poi come lo sviluppo del valore aggiunto nel Nord-est sia stato di poco più alto di quello di tutte le medie imprese italiane, facendo segnare un +22,1% (+20% il dato nazionale) contro il -1,8% delle grandi imprese. Le medie imprese di Parma inoltre, hanno realizzato un incremento pari al 54%. Unioncamere evidenzia come i tre quarti delle medie imprese del Nord-est hanno sede in aree aventi natura distrettuale; secondo il Rapporto, il principale aspetto discriminante delle medie imprese distrettuali continua ad essere la maggiore propensione all’export, pari al 46,6% del fatturato nei distretti veri e propri e al 36,4% negli altri SPL, contro il 31,8% delle imprese localizzate in altre aree. Infine è evidenziato come la propensione all’export delle medie imprese del Nord-est sia rimasta elevata, tanto che la quota di aziende esportatrici è solo di poco inferiore al 90%, con un’incidenza delle vendite all’estero pari al 44,6% del totale. Per l’anno in corso si conferma l’apporto determinante che le esportazioni potranno fornire ai risultati aziendali, mentre l’andamento del mercato interno sarà più debole. Nel 2011 gli investimenti delle medie imprese del Nord-est si sono concentrati nelle apparecchiature informatiche (72%), nei macchinari (69,9%), e nei software e servizi informatici (67,1%). Inoltre il 50% delle medie imprese del Nord-est intende richiedere finanziamenti bancari nel 1° semestre di quest’anno, non solo in risposta all’esigenza di gestire le attività ordinarie (nel 43% circa dei casi) ma anche per realizzare nuovi investimenti (32,4%) o implementare quelli già avviati (12,5%). (Da GlobalPress)
Potete scaricare l'indagine compelta da qui: http://www.mbres.it/it/publications/italian-medium-sized-enterprises

lunedì 12 settembre 2011

Allarme editoria: a rischio il pluralismo

Cento testate, tra giornali cooperativi, non profit e di partito, rischiano la chiusura e più di quattromila tra giornalisti e poligrafici di perdere il lavoro.
È l’allarme lanciato dalla Federazione nazionale stampa italiana a causa dei tagli all’editoria. Per la Fnsi il rischio occupazione e quello per la sopravvivenza delle testate deriva da una norma, il comma 62 dell’art.2 (ex 53 bis) della legge finanziaria, che sopprime il carattere di diritto soggettivo dei contributi alla editoria: in altre parole da oggi in poi a stabilire chi prenderà il contributo e chi no sarà il governo... Molta pubblicistica ha raccontato gli scandali legati ai finanziamenti ai giornali e molti ritengono che questi fondi siano uno spreco di denaro, altri gridano addirittura allo scandalo (non possiamo infatti negare le “furberie all’italiana” presenti anche in questo settore), ed è giusto che vi siano opinioni diverse, ma il problema oggi è grave.
I contributi all’editoria stanziati dal governo raggiungono una cifra complessiva di circa 460 milioni di euro. Molti giornali che ricevono questi contributi sono noti: l’Unità, ad esempio, ha ricevuto nel 2007 (anno di riferimento) 6.377.209,80, euro, La Padania, 4.028.363,82. Altri sono meno conosciuti: Mare e Monti, che tuttavia raggiunge una quota di finanziamento molto significativa con 103.344,80 euro. Si passa dunque dai 3mila euro de Il ponte di Firenze ai 7 milioni e mezzo di Libero.
I fondi destinati al sostegno per l’editoria sono da suddividere in contributi indiretti (per la copertura di spese postali, ad esempio) che vanno soprattutto alle grandi testate come la Repubblica e il Sole 24 Ore, e quelli diretti, che invece sono destinati alle testate politiche, di idee, delle minoranze linguistiche e alle cooperative di giornalisti.. Proprio queste ultime, con un colpo di mano di governo e maggioranza, si sono viste cancellare il loro diritto soggettivo. Ma che cos’è il diritto soggettivo? Per dirla in breve: il diritto democratico e di uguaglianza stabilito per legge per poter ricevere i contributi all’editoria. Da oggi in poi a stabilire chi prenderà il contributo e chi no sarà invece il governo, ma quali saranno i criteri di tale scelta nessuno può dirlo e a quanto pare anche lo stesso governo sembrerebbe non avere le idee chiare. In una intervista il senatore Vincenzo Vita ricordava (oggi, vedi l’articolo di Vita sembrerebbe esserci l’ultima chance): «Il principio del diritto soggettivo stabilisce che le testate abbiano un vera e propria tutela giuridica. I bilanci di questi giornali possono essere programmati dagli amministratori con le banche attraverso fidi e prestiti. Questo principio fu stabilito dalla riforma dell’editoria del 1981 e fu reso più concreto da una legge del 1990. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti ha confermato che i 200 milioni di euro previsti nelle tabelle della Finanziaria del 2010 – ha proseguito Vita – saranno confermati a fronte dei 500 milioni di euro che sarebbero indispensabili per il fondo a regime. Al di là della promessa di mantenere quella tabella per il 2010, in assenza di un diritto soggettivo qualsiasi altra priorità può sopraggiungere ad un certo punto dell’annata. E siccome le provvidenze vengono date verso la fine dell’anno, si può immaginare come il comma 53 bis previsto dalla Finanziaria, che cancella il diritto soggettivo, metta a repentaglio la vita di questi giornali». Molte testate dunque, su decisione governativa, potrebbero non vedersi riconosciuto il diritto al sostegno, e non avrebbero alcuna possibilità di sopravvivere senza il finanziamento regolare, come stabiliva il diritto soggettivo. Se qualcosa non cambierà, e in tempi brevi, il nostro pluralismo dell’informazione (già viziato da anomalie e conflitti di interessi) non avrà più voci importanti e storiche; per citarne una, il Corriere Mercantile che, tra tutte le testate colpite dai tagli all’editoria è certamente la più antica (1824), e così molte altre, un effetto domino che toccherebbe tutti: lavoratori del settore, giornalisti, poligrafici, redattori, collaboratori, agenzie e così via: tutto cancellato, dall’oggi al domani.

mercoledì 3 agosto 2011

Maternità e lavoro: investire negli asili nido anche in tempi di crisi

Nell’epoca delle Pari Opportunità e delle quota rosa, il problema della conciliazione tra famiglia e lavoro non va affrontato come un problema di genere, ma come una questione di cultura, di educazione e di libertà.

Il problema della conciliazione riguarda soprattutto la donna, visto che è la figura materna quella che più risente di questo problema. Si tratta di un problema relativamente recente, sorto con l’accesso femminile al mondo del lavoro, e consolidato poi dalla consistente trasformazione della realtà socio-economica del XX secolo, prima ancora che dai risultati delle lotte per l’emancipazione. Le donne sono sempre più impegnate fuori casa per contribuire al pari degli uomini al bilancio familiare, e di conseguenza non possono più permettersi di allevare i bambini a tempo pieno.
Le madri italiane che lavorano- dipendenti o autonome, per scelta o per forza, dopo il parto possono astenersi dal lavoro per qualche mese (almeno tre o quattro) ma poi, trascorso il periodo previsto dalla legge, si trovano inevitabilmente di fronte al dilemma: Nido o Babysitter? Ci sarebbero i nonni, ma non sempre, e non per tutto il tempo, o almeno non quanto servirebbe per permettere a una donna con un figlio piccolo di trascorrere fuori casa l’intera giornata, come spesso richiedono i ritmi lavorativi. La babysitter si presenta come soluzione ideale, ma è anche quella più costosa: una professionista specializzata che si occupa unicamente del bambino, per una porzione ampia (ma limitata) della giornata.|
Il problema, però, è che una mamma che desidera ricorrere a questa soluzione dovrà praticamente dire addio al suo stipendio. Bisognerebbe quindi risolvere il problema dell’affidamento di un bambino a un’assistenza competente, senza rovinarsi economicamente: l’asilo nido. Se si tratta di una struttura comunale o aziendale, il costo per una donna sarà più abbordabile. Purtroppo in Italia i posti disponibili, in queste strutture, sono limitati. Gli asili pubblici somo pochi, soffrono di carenze strutturali e non garantiscono l’accoglienza di tutte le richieste. Esistono anche le strutture private, ma queste prevedono rette decisamente più care, non alla portata di tutti, e anche qui non è scontato trovare un posto. Se poi i bimbi in famiglia sono più d’uno, la spesa necessaria raggiunge o supera quella da preventivare per assumere una tata, che a questo punto resta l’unica opzione plausibile. Le famiglie italiane con figli in tenera età si agitano in un dilemma. Secondo i dati del dossier 2007-2008 di Cittadinanzattiva, “tra caro retta e liste d’attesa'', sul capo di una coppia con un bambino ci sono da un lato l’esosità delle rette previste anche nei nidi comunali (che arrivano fino a 500 euro mensili), dall’altro l’eterna penunia dei posti disponibili. Negli asili nidi comunali italiani vi sono liste d’attesa che raggiungono il 72% dei richiedenti. Se si considera la legge del 1971 che istituiva gli asili nido comunali, questi avrebbero dovuto raggiungere entro cinque anni una copertura del 10%. Quattordici anni dopo, la copertura era ancora ferma al 3%, ben lontana dagli obiettivi prefissati. Dopo trentasette anni, è cresciuta solo di un ulteriore 3%. Siamo anche ben lontani dall’obiettivo fissato dal Consiglio europeo di Lisbona, pari a una copertura territoriale del 33% entro il 2010. Gli altri paesi europei hanno una performance ben diversa: 64% della Danimarca, dal 38% dell’Irlanda e dal 29% della Francia (dati Istat). E’ interessante rilevare come la politica in Italia dichiari di sposare in pieno l’ottica che vede negli asili nido la risposta ideale al problema della conciliazione tra famiglia e lavoro. Si è parlato non solo della moltiplicazione degli asili (per raggiungere la copertura degli altri paesi europei “virtuosi), ma anche di allargamento del servizio, con l’ampliamento degli orari fino all’intera giornata e l’estensione dell’apertura. Credo che resti fermo il riconoscimento dell’assunto che, trattandosi di un servizio alla collettività, debba essere lo Stato a farsene carico, più che l’iniziativa privata. Ci vogliono quindi più asili nido pubblici o in alternativa aziendali, persino condominiali, sul modello francese, purché sempre sostenuti da denaro proveniente dalla spesa pubblica.


Gli asili nido non sono soltanto un’esigenza personale, familiare o educativa, bensì una vera e propria esigenza sociale e politica. La carenza di questi resta un problema reale: percepito e biasimato dalle madri, che se interpellate in merito si pronunciano senz’altro a favore di questo servizio. Sarebbe più facile per una donna conciliare famiglia e lavoro, che per il momento resta un traguardo ancora da raggiungere.
Sarebbe inoltre un modo importante per aumentare l’occupazione femminile, liberando energie preziose per sostenere la produttività nel nostro paese. Le ragioni per cui le madri lavoratrici in Italia scelgono di dare le dimissioni sono anche attribuibili all’impossibilità di occuparsi personalmente dei propri bambini, causa strutturazione rigida del lavoro, e l’impossibilità di variare o ridurre l’orario lavorativo: tutti aspetti che causano difficoltà di conciliazione.

Anche in tempi di dimagrimento della spesa pubblica, l’investimento nella rete degli asili nido dovrebbe rimanere una priorità del budget dello stato, per il riflesso che ha sull’impiego femminile, il cui contributo è essenziale al rilancio dell’economia del paese.

fonte: http://www.dols.net/magazines_news.php?id_micro=25&id_sub=10024&id_news=2477

martedì 4 gennaio 2011

Sconti Eni: possibilità di risparmio con la società di Paolo Scaroni

A partite dal 1° gennaio i clienti che sceglieranno di rifornirsi al “Fai da Te" nelle stazioni Eni e Agip beneficeranno di uno sconto doppio rispetto al passato, aumentato da 2 a 4 centesimi al litro in relazione al corrispondente prezzo per la modalità servito. Tale sconto continuerà ad essere cumulabile con i premi offerti ai clienti che utilizzano la carta fedeltà you&eni.Negli orari di chiusura le stazioni eni aderenti ad Iperself garantiranno inoltre  uno sconto compreso tra 5 e 10 centesimi al litro, stabilito e chiaramente esposto stazione per stazione, ai clienti che si riforniranno da sé utilizzando le apposite attrezzature per l’accettazione del pre-pagamento.
In questo momento di crisi economica, quella offerta dalla società di Paolo Scaroni è sicuramente una buona possibilità di risparmio per gli automobilisti più attenti.

lunedì 13 dicembre 2010

Inps: pensioni sempre più basse

Vi ricordate di certo delle dichiarazioni di Antonio Mastrapasqua, presidente dell'Inps, sulle proiezioni delle pensioni dei parasubordinati (vd post del 16 ottobre"Inps, è ufficiale: i precari saranno senza pensione pur pagando i contributi"
Decine di migliaia di utenti web, blogger e giornalisti hanno diffuso la notizia.
E si è scatenato il caos: dalle smentite di Inps, ai dubbi di bufala insinuati da Paolo Attivissimo su Wired,  fino all'interrogazione parlamentare.

Ebbene, l'allarme non è rientrato: oggi il Corriere della Sera spiega che i conti dell'Inps sono disastrati e che in futuro le pensioni saranno ridicole.
Ecco cosa scrive il Corriere riguardo ai precari:

È uno dei dossier più delicati. Qui le stime dicono addirittura che nel 2037 la pensione media sarebbe pari al 14% della retribuzione. Ma si tratta di un dato poco significativo, perché tiene insieme tutto. Bisogna infatti considerare che nella gestione dei parasubordinati bastano 5 anni di contributi per maturare una pensione, fosse anche di pochi euro al mese. Si tratta cioè di un calcolo teorico che non distingue tra contribuenti esclusivi e chi ha un lavoro ma versa anche in questa gestione per consulenze o prestazioni accessorie alla sua occupazione principale.
Insomma, per farsi un'idea di quale sarà la pensione di un precario tipo, uno che cambia più volte lavoro con numerosi intervalli di disoccupazione, meglio rifarsi ai vari centri di ricerca che stimano un grado di copertura fra il 36 e il 50-55%. Molto più interessante, invece, la parte sui conti. Nato nel '96, il fondo per i lavoratori atipici è vissuto finora e lo farà ancora a lungo quasi esclusivamente delle entrate contributive. Solo dal 2031 verranno pagate pensioni con 35 anni di contributi. Per questo la gestione vede attivi crescenti. Quello d'esercizio dagli attuali 8 ai 17,6 miliardi del 2037 mentre quello patrimoniale salirà fino a 438 miliardi.
Questi attivi sosterranno ancora a lungo i conti Inps. Anche se, si sottolinea, «la dinamica dei saldi, per quanto cospicui e in sistematica crescita, non è mai sufficiente ad assorbire l'enorme deficit creato dalle tre gestioni speciali dei lavoratori autonomi»: artigiani, commercianti e coltivatori diretti. Sarà sufficiente l'ultima stretta? La domanda viene spontanea leggendo i dati complessivi. Il bilancio dell'insieme delle gestioni Inps andrà in rosso dal 2015 per 41 milioni, che saliranno a 2,5 miliardi nel 2017, dove si fermano queste stime.
Il patrimonio netto resterà in attivo per una quarantina di miliardi all'anno fino al 2017 grazie all'avanzo di 200 miliardi l'anno delle prestazioni temporanee e di altri 130 miliardi della gestione parasubordinati. Ma dopo? Si spera nella riforma dello scorso luglio. Già nel 2017 i primi effetti. In pensione di vecchiaia, stima l'Inps, si andrà allora a 66,3 mesi (61,3 le donne) e di anzianità a 62,3. Nel 2037 le età saranno salite rispettivamente a 68,6 e 64,6. E nel 2050 ci si avvicinerà ai 70 anni. Forse era inevitabile. Ma resta il problema di come alzare l'importo delle pensioni.

venerdì 15 ottobre 2010

Università: docenti e ricercatori sfiduciati e offesi

Questa è una lettera che Giulio Ballio, rettore del Politecnico di Milano, una delle migliori scuole pubbliche che abbiamo in Italia, ha inviato agli allievi ed ex-allievi dell'ateneo. Credo che la sua lettura possa essere importante per tutti.
 
Cara Allieva, Caro Allievo,
In questi ultimi due anni stiamo assistendo a una campagna denigratoria, sempre più intensa e aggressiva, nei riguardi dell’Università italiana e di tutti coloro che onestamente vi operano.
E’ una campagna che rischia di demotivare profondamente tutti noi e soprattutto quei giovani che vi sono entrati da poco o che desiderano entrarvi.
E’ una campagna che può indurre legittimi dubbi in Voi e nelle Vostre famiglie.
Spesso le persone che incontro mi chiedono se è reale il quadro che viene rappresentato dai molti interventi riportati dai media, oppure se stiamo assistendo, forse senza rendercene conto, a un attacco teso a sfiduciare le università statali.
Appare legittimo il dubbio che vi sia il desiderio di sostituire l’ università pubblica con un sistema privato, devastando le aspettative di più di un milione e mezzo di famiglie italiane.
Noi, che  siamo allo stesso tempo insegnanti e ricercatori, ci sentiamo profondamente offesi perché ci si vuole delegittimare proprio di fronte alla comunità che abbiamo scelto di servire col nostro lavoro e con i nostri sacrifici.
Questi tentativi di delegittimazione fanno male a tutti noi che crediamo nell’università, che vi lavoriamo per formare e per traghettare Voi giovani dalla scuola secondaria al mondo del lavoro, per fare ricerca e servire il nostro Paese in cui ancora crediamo.  Ci fanno perdere l’entusiasmo, ci spingono a fare il minimo richiesto, ci allontanano dalla voglia di operare in un servizio che abbiamo scelto e in cui ancora crediamo. Vogliamo reagire soltanto perché, altrimenti, faremmo il gioco di chi ci vuole distruggere privandoci di quella libertà che, sola, permette di fare ricerca e insegnare a Voi giovani.
In questi giorni si parla di agitazioni dei ricercatori, di richiesta di sospensione delle lezioni, di volontà a non tenere insegnamenti,  di rivendicazioni  da parte di persone che possono sembrare fortunate perché hanno ancora un lavoro, ma alle quali  si sta togliendo quella speranza che li aveva spinti a rinunciare ad attività più remunerative per iniziare quel lavoro che a noi, più vecchi, è sempre parso il  più bel lavoro del mondo: fare ricerca e contemporaneamente insegnare ai più giovani.
Le aspettative di carriera dei più giovani sono deluse. Da più di tre anni non sono banditi concorsi per passare da ricercatore a professore associato e da associato a professore ordinario e non si può ragionevolmente prevedere il numero di anni che dovranno ancora passare prima che questi concorsi vengano banditi. Per non invecchiare senza speranza molti giovani valenti stanno vincendo concorsi per  posizioni di professore in università straniere e  coloro che vanno via non sono sostituiti da  colleghi stranieri che desiderino venire a lavorare in Italia.
Ci viene impedito di fare ricerca con colleghi stranieri anche se riusciamo a farci finanziare da enti pubblici o privati perché un nuovo dispositivo legislativo prescrive di spendere in missioni di lavoro meno della metà di quanto speso nel 2009.
Ci viene impedito di  continuare a offrire una formazione finora apprezzata dal mondo del lavoro perché un recente decreto ministeriale impone una riduzione di insegnamenti e corsi di laurea, indipendentemente dal numero di allievi iscritti. Forse il nostro Ateneo sarà costretto a ridurre le immatricolazioni oppure a chiudere attività didattiche che fino ad oggi hanno soddisfatto le esigenze dei territori in cui il Politecnico è presente.
Ci viene proposto un Disegno di Legge che, seppur necessario, presenta alcuni punti critici:
  • l’imposizione di forme di governo dell’Ateneo molto diverse da quelle da noi  adottate nell’ultimo decennio che ci hanno permesso di crescere nella reputazione internazionale
  • l’obbligo di assumere docenti provenienti da altre Università in un paese che fa di tutto per contrastare la mobilità a causa della carenza di servizi erogati
  • pesanti incertezze sul destino dei giovani ricercatori che lavorano con noi per la mancanza di una programmazione nella progressione delle loro carriere
  • scarsa attrattività della carriera accademica per le nuove generazioni poste di fronte a una serie di contratti a tempo determinato che aumenta il loro senso di precarietà.
L’approvazione di una legge che non tenga conto di queste criticità e di un programma pluriennale di finanziamento all’Università rischia di produrre una situazione anche peggiore dell’attuale.
Come si fa a gestire un Ateneo o a fare una programmazione adeguata quando ancora oggi non si conosce  l’ammontare del finanziamento statale del Politecnico relativo all’anno 2010?
Questa lettera nasce proprio dal desiderio di condividere con Voi questi sentimenti,  di chiedere la vostra comprensione, di cercare la vostra solidarietà.
Tutti noi del Politecnico vogliamo continuare la missione che da quasi 150 anni ci è stata affidata,  ma non possiamo  essere lasciati soli in balia di chi sta usando una falciatrice per fare di tutta l’erba un fascio, incurante di tagliare in un solo passaggio l’erba secca, quella verde e i fiori già cresciuti.
E’ proprio la capacità di distinguere il grano buono dalla gramigna che, insieme a Voi, indipendentemente da ogni fede politica,  vorremmo chiedere a questo nostro Paese. Vogliamo che non sia distrutto quanto di buono abbiamo, chiediamo con forza che si investa anche su quanto c’è di buono per renderlo ancora migliore.
Probabilmente molti di Voi si stanno ponendo un certo numero di interrogativi quali ad esempio: Cos’è l’autonomia dell’università? Le università sono tutte uguali? Chi sostiene economicamente le università? Perché i docenti fanno ricerca? Quali sono i doveri che la legge impone ai docenti universitari? Come si recluta un docente universitario? La ricerca italiana è così di basso livello come viene dipinta? E’ vero che le nostre università sono molto indietro nelle classifiche internazionali? I baroni esistono ancora? Il cosiddetto 3+2 è una iattura? Cosa vuol dire titolo legale?
A queste e ad altre domande, che potrete propormi scrivendomi, sarà data una risposta sul sito Polimi nelle prossime settimane.
Cordiali saluti
Giulio Ballio

martedì 5 ottobre 2010

Risparmiare sulla spesa con un Sms

Sms consumatori è un servizio di pubblica utilità fornito dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali grazie al quale si possono ottenere gratuitamente delle informazioni sui costi medi dei prodotti agroalimentari.

Sul sito smsconsumatori.it potrete visualizzare il prezzo medio nazionale del prodotto cercato e suddiviso per le macro aree Nord - Centro - Sud, visualizzare il grafico dell'andamento del prezzo (stabile, in aumento, in calo) e scoprire dove è stato rilevato il prezzo più alto e quello più basso sul territorio nazionale.

Sul sito è anche possibile simulare la spesa attraverso un carrello virtuale o inviare una segnalazione nel caso doveste riscontrare un prezzo anomalo o il mancato rispetto delle normative igienico-sanitarie di etichettatura e di sicurezza alimentare.

Si possono richiedere fino a 5 sms al giorno con un limite massimo di 30 sms mensili per ottenere informazioni scegliendo fra più di 80 prodotti agroalimentari semplicemente inviando un sms gratuito al numero 47947 con il nome del prodotto che vi interessa.

lunedì 2 agosto 2010

Il 45% dei precari ha solo licenza media, il 17% sono laureati

Quasi un precario su due ha al massimo la licenza media, mentre solo il 16,6% ha raggiunto la laurea. Lo sostiene un'indagine dell'ufficio studi della Cgia di Mestre, secondo cui su un totale di oltre 3,751 milioni di lavoratori senza contratto di lavoro stabile, oltre 1.708.400 (il 45,5%) non ha proseguito gli studi dopo aver terminato la scuola dell'obbligo. I giovani neolaureati, invece, sono solo il 15,5% (in valore assoluto 582.950 persone), cui va aggiunto un altro 1,1% (pari a 43.021 persone) di lavoratori instabili che ha ottenuto anche il diploma post-laurea. È il Sud, in particolare, a mostrare la presenza più significativa di lavoratori flessibili: sono quasi 1,320 milioni, pari al 35,18% del totale. Seguono il Nord-ovest con 935.133 precari (il 24,92% del totale), il Centro con 813.627 (21,68%) e il Nord-est con 682.606 (18,19%). Sul totale degli occupati italiani, l'incidenza dei lavoratori senza contratto a tempo indeterminato è del 16,3%, mentre al netto di quelli presenti nella pubblica amministrazione l'incidenza si contrae a circa il 13%. Tra i settori produttivi più colpiti dal precariato, al primo posto ci sono gli 'altri servizi pubblici e sociali' (32,3%), un comparto eterogeneo in cui figurano le attività artistiche, ricreative e di divertimento. Le 'altre attività' di servizi includono i sindacati, i partiti, le riparazioni dei computer ed elettronica, le lavanderie, i parrucchieri, le estetiste e le palestre. Le attività sociali alle famiglie, invece, includono il personale domestico e l'assistenza agli anziani. Ma i precari, sottolinea la Cgia, abbondano anche nel settore alberghiero-ristorazione (31,1%) e in agricoltura (27,7%), mentre le attività con minore presenza di lavoratori flessibili sono la manifattura e l'energia (8,7%). "Questi precari con basso titolo di studio - evidenzia il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi - sono in questa fase di crisi economica quelli più a rischio. Nella stragrande maggioranza dei casi svolgono mansioni molto pesanti da un punto di vista fisico e, per questo, ritengo che la formazione debba essere posta al centro di qualsiasi attività che abbia come obiettivo la professionalizzazione di tutti e, in particolare, di questi lavoratori".
(Apcom)

venerdì 16 luglio 2010

Indesit: i sindacati sospendono lo sciopero del 23 luglio

Notizia ASCA di poche ore fa:
I sindacati hanno deciso di sospendere lo sciopero dei lavoratori Indesit progammato per il 23 luglio dopo l'esito positivo di ieri dell'incontro al ministero per lo Sviluppo economico. Lo annuncia Anna Trovò, segretario nazionale Fim Cisl in una nota.

''L'esito della riunione - ha commentato la Trovò - è la ripresa del confronto tra le parti in sede istituzionale e senza pregiudiziali. Fino ad oggi, infatti, l'azienda si era opposta a svolgere il confronto su temi diversi da quello della chiusura degli stabilimenti di Refrontolo e Brembate''.

''Le parti - ha continuato - si sono impegnate a discutere del piano industriale di Indesit, e in particolare delle prospettive industriali del Gruppo e della tutela dell'occupazione e della professionalità dei lavoratori. In relazione a cio', le Istituzioni, presenti con rappresentanze delle Regioni e delle Provincie oltre ai Ministeri dello Sviluppo Economico e del Welfare hanno a loro volta confermato l'impegno a sostenere e favorire il raggiungimento degli obiettivi fissati dalle parti''.

''Visto l'esito positivo della riunione - ha concluso Trovò - Fim Fiom e Uilm hanno deciso di sospendere l' iniziativa di sciopero e la manifestazione programmata per il 23 luglio''.

giovedì 1 luglio 2010

Piano anti-crisi: Montepaschi sospende 7700 i mutui

Secondo una nota diffusa dal Gruppo Montepaschi, ammontano a 7700 i mutui attualmente sospesi grazie al piano di sostegno alle famiglie gravate dalla crisi economica.
"Questa la fotografia scattata a fine aprile, nella quale convergono le sospensioni realizzate nell'ambito dell'iniziativa targata Montepaschi Combatti la crisi e gli interventi effettuati all'interno del Piano Famiglie dell'Abi. Il valore complessivo del debito residuo sospeso supera gli 850 milioni di euro. Il Gruppo Montepaschi contribuisce in maniera significativa al bilancio dell'iniziativa dell'Abi dopo i primi mesi di operativita', con 2.805 sospensioni, dal 1 febbraio 2010, sulle oltre 10.000 realizzate dall'insieme degli istituti di credito che hanno risposto positivamente al Piano. Il 27% delle famiglie che hanno deciso di usufruire della moratoria Abi si sono quindi rivolte al Gruppo Montepaschi per superare le difficolta' generate dalla crisi economica. L'adesione al Piano Famiglie ha confermato ulteriormente l'impegno gia' assunto dal Gruppo Montepaschi più di un anno fa con l'iniziativa Combatti la crisi, un pacchetto di misure rivolte proprio alle fasce più deboli della popolazione, spesso in difficolta' con il pagamento di mutui. Dal lancio del pacchetto ad oggi il Gruppo ha realizzato oltre 13.000 interventi di sospensione delle rate dei mutui fino a 12 mesi, senza spese amministrative o notarili".

(da http://crisi-finanziaria.blogspot.com/2010/05/montepaschi-contro-la-crisi-7700-i.html)

giovedì 17 giugno 2010

Isola dei cassintegrati. Le 5 risposte di Eni

Eni ha creato il sito web isoladeicassintegrati.eni.com per fare chiarezza sulla difficile situazione dei lavoratori cassintegrati della Vinyls, che stanno protestando per la propria difficile situazione sull'Asinara, con una iniziativa a cui hanno dato il nome "L'isola dei cassintegrati", parafrasando il noto programma tv.

(Se non conoscente la vicenda dell'Isola dei cassintegrati, di cui i media hanno parlato molto, potete leggervi un po' di rassegna stampa qui: "Tutte le notizie su: isola dei cassintegrati").

Isola dei Cassintegrati: il sito Eni"La ricerca di una soluzione stabile a questa grave situazione - scrive l'Eni - non può prescindere dalla conoscenza dei fatti che l’hanno generata e di quanto accaduto nei mesi scorsi". Ed è per questo che sul sito viene data risposta alle 5 domande apparse sulle pagine del gruppo Facebook "L'isola dei cassintegrati".

Da queste risposte si chiariscono molti aspetti della videnda di Vinyls e dell'isola dei cassintegrati.

1) Eni non ha avuto alcun ruolo nella cessione di Vinyls all'imprenditore veneto Sartor , che ha rilevato la società dalla casa madre inglese. Vinyls è una società del tutto distinta da Eni.

2) Nell’ottobre 2009 è stato sottoscritto, dai sindacati nazionali e territoriali e con il consenso del Ministero dello Sviluppo Economico, un accordo in virtù del quale Eni, mediante la controllata Polimeri Europa SpA, investirà circa 100 milioni di euro. L’accordo prevede, inoltre, un lavoro sinergico con le istituzioni locali (Comuni, Provincia e Regione Sardegna) per la realizzazione dei progetti di bonifica – per i quali Eni investirà oltre 500 milioni di euro – e di altri progetti che saranno condivisi con gli stakeholders locali per consolidare la presenza di Eni a Porto Torres e salvaguardare l’occupazione.

3) Uno dei tre commissari nominati dal governo era stato ingaggiato a fine anno 2008, prima da Ineos e poi dal gruppo Sartor, in qualità di consulente legale e un altro dei tre Commissari era un dirigente di Ineos, società responsabile della chiusura dei siti produttivi di PVC Porto Torres e Porto Marghera. Eni però non ha nessun ruolo in queste questioni. In base alla legge, i Commissari sono nominati dal Tribunale in conformità alle indicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico.

4) Eni ha sempre rispettato gli accordi di programma sulla chimica in Sardegna e in Veneto che impegnavano Governo, regioni Sardegna e Veneto, Eni ed Ineos con ingenti investimenti. Con la chiusura e cessione di Vinyls da parte della casa madre inglese - tuttora leader europeo nella produzione di PVC - e la successiva fase di Amministrazione Straordinaria, è venuto però a mancare un soggetto essenziale tra i firmatari di tali accordi.

5) Da quando sono stati chiusi gli impianti di produzione italiani non risultano variazioni nel prezzo del PVC e in ognic aso l'andamento dei prezzi del PVC dipende da una serie di fattori non legati alla presenza o meno di una produzione nazionale, come il costo materie prime, l'andamento della domanda o il cambio euro/dollaro.

Per informazioni più approfondite: "Le risposte alle 5 domande apparse sulle pagine del gruppo Facebook L'isola dei cassintegrati"

martedì 15 giugno 2010

Da gennaio chiuse in Italia 180 mila imprese

La crisi economica continua a colpire il sistema imprenditoriale italiano.
Tra gennaio e aprile in Italia hanno cessato la loro attività 177.556 imprese, con un saldo tra avviate e chiuse negativo di oltre 14 mila imprese. La variazione annua delle imprese attive, inoltre, registra una flessione dello 0,4%.

Questo è quanto emerge da un'indagine realizzata dall'ufficio studi della Camera di commercio di Monza e Brianza. Tiene la Lombardia e sono positive Monza e la Brianza, che registrano un saldo tra iscritte e cessate positivo rispettivamente di 1.140 e 191 imprese, con una variazione annuale delle imprese attive di -0,1% e +0,7%.

(da crisi-finanziaria.blogspot.com: "Nel primo quadrimestre 2010 chiuse in Italia quasi 180 mila imprese")

venerdì 11 giugno 2010

Zapatero: tassa sui redditi più elevati

Il premier socialista spagnolo Zapatero prepara una nuova tassa sui redditi più alti. Il premier spagnolo potrebbe decidere di varare la nuova misura nel giro di due settimane ed entrerebbe in vigore entro la fine dell’anno. Lo afferma la radio Cadenaser, vicina al partito socialista. Secondo l’emittente, la nuova tassa interesserà tutti i contribuenti che, fra proprietà, azioni, redditi e depositi, dichiarano redditi annuali superiori al milione di euro.

Per l’edizione online di El Pais, l’introduzione della nuova imposta sarebbe un gesto di apertura di Zapatero verso le sinistre e i sindacati, dopo che la settimana scorsa il premier – sotto pressione dei partner Ue e dei mercati – ha annunciato un ulteriore giro di vite per accelerare la riduzione del deficit pubblico nel biennio 2010-2011. Le nuove misure, che il consiglio dei ministri deve approvare formalmente questa sera, prevedono fra l’altro una riduzione media del 5% degli stipendi dei funzionari e il congelamento delle pensioni. Saranno introdotti tagli alla spesa sociale e agli investimenti pubblici, che complessivamente devono permettere alla Spagna di risparmiare altri 15 miliardi di euro.

All’inizio dell’anno Zapatero aveva già annunciato tagli alla spesa pubblica per 50 miliardi in tre anni e l’aumento dell’Iva a luglio. L’obiettivo del governo di Madrid è riportare il deficit pubblico, che è arrivato all’11,2% a fine 2009, sotto il 3% imposto da Bruxelles entro il 2013.

(da crisi-finanziaria.blogspot.com: "Crisi economica? Zapatero tassa i redditi più elevati")
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